Riscatto contemporaneo.

 

Sono qui da solo davanti allo schermo del mio elaboratore, e penso che dovrei assolutamente essere stipendiato per tutta la pazienza che dimostro nel sopportare una situazione così al limite come sembra ormai sia diventata questa. Sono i soldi che proprio non ci sono tutto il mio problema, ma non trovo la maniera per farmene scucire almeno un po’ da quei chiacchieroni che ingombrano ad ogni ora i programmi politici della televisione. Mi sono collegato, ho fatto tutte le domande che mi sono state presentate, ho riempito con i miei dati ogni modulo elettronico che mi è stato sottoposto, e poi invece niente, qualcosa alla fine dei sistemi dice sempre che non ho diritto ad avere né un sussidio, né un mantenimento, né una paga, e neppure un gesto qualsiasi di carità, lanciato verso un cittadino come tutti gli altri, uno proprio come mi sento io, né più né meno, forse soltanto più sfortunato di tutti. Mi pare quasi impossibile che vicino a me, da persone più smaliziate di quanto posso essere io, vengano manipolate e spartite montagne intere di quattrini alla velocità della luce, e che ci siano qui accanto anche degli individui che si permettono, con grande semplicità, qualsiasi cosa gli possa venire alla mente, in ogni attimo qualsiasi della loro giornata, mentre io che ho sempre fatto il mio dovere verso lo Stato, senza dare mai problemi proprio a nessuno, non abbia nemmeno la possibilità di un mensile, tanto per tirare avanti.

Certo, è indiscutibile affermare che c’è la pensione dei miei genitori che riesce a coprire tutte le spese relative alla casa dove noi abitiamo, e che sopperisce anche alla mia situazione cronica di disoccupato, però io che ormai ho già passato i quarant’anni d’età, adesso non sono proprio capace di immaginare come potrà mai essere il mio futuro, una volta che i miei punti d’appoggio venissero a mancare. Mi pare impossibile continuare così, come altri fanno peraltro, nell’adattarsi a percorrere una stessa strada senza riuscire ad osservarne un semplice dettaglio evidente, una particolarità, uno scorcio che è lì, davanti agli occhi di chiunque, mentre loro invece camminano e non lo notano, e non si rendono neppure conto della sua presenza, come non esistesse, non ci fosse mai stato. Voglio capire cosa sia meglio fare, voglio intraprendere una via che mi porti finalmente da qualche parte, senza farmi perdere la testa. Perciò uso l’elaboratore, e mi collego ad ogni ora in ogni sito che trovo, capace di fornirmi qualche informazione, passando per delle pagine elettroniche che spiegano in dettaglio in che modo sia meglio comportarsi per una persona come sono io.

Mio padre oramai è una persona anziana, non la comprende per niente la mia maniera di comportamento, diciamo che si limita soltanto a sopportarla, e certe rare volte dice a voce alta senza riferirsi direttamente a me, che sto perdendo solamente il mio tempo in questo modo, anche se poi tutti e tre insieme ci mettiamo a sedere al tavolo di cucina e consumiamo i nostri pasti in silenzio, senza scambiare mai troppi discorsi, forse anche per non rovinarci troppo l’appetito. Mia madre invece ogni tanto mi guarda per un attimo e poi si limita a scuotere leggermente la sua testa mentre chissà che cosa pensa, e a me forse fa più male quel gesto lì che tutto il resto dei suoi comportamenti, tanto che la ignoro, faccio finta di nulla, mi disinteresso completamente dei suoi giudizi. Non sono disperato, mi pare quasi inevitabile ritrovarmi in questa situazione; chiedo soltanto che qualcuno si metta una mano sopra la coscienza e scovi la maniera per farmi avere un vitalizio, un reddito qualsiasi che mi permetta di sopravvivere, esattamente come tutti. Perché sono sicuro che io ne abbia diritto, e che ci debba essere anche per me una piccolissima fetta della torta che tutti si spartiscono. Sono un cittadino, uno che è nato in questa terra, uno che può vantare delle origini assolutamente oneste, frutto di brave persone che hanno masticato per generazioni lavoro duro e sofferenza, e senza mai neppure lamentarsi. Perciò adesso resto qui, dietro a questo elaboratore sempre acceso, perché è soltanto da qui, come è stato spiegato già da altri prima e meglio di come posso fare io, che può uscire fuori, per me e per coloro che vivono una situazione simile alla mia, quel riscatto che sento doveroso verso me e verso la mia persona.

Bruno Magnolfi

Riscatto contemporaneo.ultima modifica: 2020-12-15T20:12:06+01:00da magnonove
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