Profonda distanza.

 

Senza il canale giusto niente sarà ormai possibile, si dice spesso in giro. Nessuno purtroppo potrà tornare indietro, si aggiunge a volte, e le cose procederanno spedite sempre in questo modo nel tempo a venire, lasciando ogni persona praticamente seduta davanti ad un tavolo o ad una scrivania, nell’attendere il proprio turno per comunicare agli altri individui collegati le proprie competenze e i propri crucci, ogni tanto sottoponendo, magari a chi ne ha voglia, qualche frase recuperata dai testi scritti sopra qualche libro vero, e  modulando delle espressioni di sorpresa davanti alla propria fotocamera, nella speranza di dare un significato più profondo ad uno schermo assolutamente freddo e razionale. Questo pensa ancora LUI tutte le volte che apre il suo elaboratore di interscambio per veicolare la propria attività, mediante i programmi di riunione o di conferenza, verso alcuni colleghi sparsi chissà dove, dei quali in fondo non conosce quasi niente. Poi sorride quando riflette che tutto alla fine resta abbastanza divertente, e che il sistema è così aperto ad ogni evenienza da lasciare piena libertà ad ognuno di spegnere la propria macchina in qualsiasi momento, e negarsi in seguito di fronte a qualsiasi chiamata di ripristino.

Certo è che qualche volta sembra proprio come si stesse insinuando in ognuno una evidente logica depressiva che porta verso una sorta di indifferenza nei confronti di tutti gli altri, e soprattutto toglie la volontà di essere sempre così efficienti come si vorrebbe. Così LUI oggi non si sente del tutto a posto neppure con se stesso, ed anche se è rimasto per quasi tutto il giorno davanti al proprio elaboratore nel cercare dei punti d’intesa con dei colleghi dai modi in qualche caso quasi recalcitranti a svolgere le funzioni a cui sono destinati, adesso non prova più alcuna voglia di mandare ancora avanti le proprie attività, anche se ritiene siano necessarie, perciò chiude con tutti quanti le comunicazioni in corso ed indossa rapidamente dei vestiti adatti a farsi un giro fuori dal suo appartamento, magari giusto intorno all’isolato. Gli piace sentirsi davvero solo mentre cammina nella serata inoltrata della sua città, quando tutto sembra più immobile e rilassato, ed anche se adesso non gli possono giungere in tempo reale le notizie di cui prova costantemente il desiderio di essere tenuto al corrente, sa che tutto riprenderà il suo corso fra non molto, quando tornerà tra le sue stanze, e quindi in questo momento può prendersi abbastanza tranquillamente quella pausa di vuoto.

Giunge fino al fiume, che scorre naturalmente tra gli argini di pietra e cemento come ha fatto sempre, e LUI osserva per qualche attimo l’acqua brillante rispecchiare sulla propria superficie la luce bianca dei lampioni, quindi si ferma per un attimo a respirare l’aria fredda. Una donna viene senza fretta verso la sua parte, sembra quasi una persona che sta cercando le stesse cose che LUI desidera, e con un pensiero di questo tipo, che gli riempie improvvisamente la testa, attende che LEI arrivi fino alla sua altezza lungo il marciapiede, forse per lanciarle un timido saluto, e magari scambiare qualche parola senza grandi pretese. Prepara tra sé anche qualche frase adatta alla circostanza, forse potrebbe invitarla addirittura in un caffè della zona a bere qualcosa, magari discorrere delle proprie difficoltà, di quel senso di inutilità che prova certe volte, della necessità di respirare quell’aria aperta, quel gusto momentaneo di libertà, ed immergersi in quelle chiazze di luce cittadina come fosse un attraversare gli stessi pensieri oscuri che a volte gli affollano la mente.

Volge così lo sguardo altrove, proprio per non sembrare troppo insistente, quasi per mostrare di accorgersi solo all’ultimo momento di quella donna che sicuramente sente le sue stesse cose, percorre gli stessi metri di strada, prova le medesime sensazioni, come se loro due avessero qualcosa di evidente in comune, delle volontà, delle idee, uno spirito del tutto simile. Ma poi LEI d’improvviso cambia marciapiede, attraversa la strada forse senza neppure averlo notato, e d’improvviso lo restituisce alla sua profonda solitudine.

Bruno Magnolfi

Profonda distanza.ultima modifica: 2020-11-27T20:35:29+01:00da magnonove
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