Immaginazione selettiva.

 

 

“Ci sono in giro nuove consapevolezze, idee maggiormente precise rispetto a ieri, definizioni utili al fine di rendere ogni azione praticamente indolore, ed in questo modo trasformare ogni individuo in un organismo capace di sopportare tutto, qualsiasi sacrificio possa servire nel prossimo futuro”. S.R. rappresenta alla platea questi argomenti con una calma quasi fastidiosa, tanto che qualcuno tossisce ogni poco, proprio per cercare di rompere quel suono ronzante e continuo che il suo apparato vocale trasmette al microfono di buona qualità che gli sta davanti. Nessuno crede fino in fondo a ciò che esprime questo relatore, o almeno in molti sperano che le cose non siano davvero così avanti come lui adesso sta enunciando. “Rendere ogni essere umano sacrificabile, semplicemente alleggerendolo di qualsiasi eventuale dolore”. Alcuni partecipanti si guardano di sfuggita nel semibuio ovattato della sala, magari mentre provano un leggero brivido da qualche parte, qualcosa come la sensazione che nessuno tra di loro sia del tutto al sicuro nel periodo prossimo, o comunque che ad un certo punto qualcuno là nel mezzo possa sparire dalla circolazione proprio in virtù di una conclamata motivazione superiore.

Si tratta di accettare come valido il vecchio principio secondo il quale nessuno è mai insostituibile, e che ogni sacrificio abbia uno scopo più alto dietro di sé, qualcosa che mostri alla fine un miglioramento generale, pur nella perdita momentanea del particolare. Alcuni sono assolutamente disponibili fin da subito ad affrontare senza tentennamenti un alto rischio, pur compensato naturalmente da una controparte sostanziosa, ma la maggior parte ritiene addirittura impensabile dover fronteggiare qualcosa di sconosciuto per permettere ad altri di conoscerlo. “Se non c’è dolore, non c’è neppure sofferenza”, prosegue a dire S.R.; “ed alla fine si tratta soltanto di un’organizzazione interna precisa e puntuale che permetta ogni volta la definizione del miglior soggetto da considerare”. Qualcuno pensa che quello stabilito sia uno scenario quasi da incubo, ma altri iniziano già, davanti a queste parole chiarificatrici, a saltare rapidamente al livello più avanzato, chiedendosi quale sia il criterio di determinazione per l’appartenenza al gruppo dei beneficiari, piuttosto che a quella dei sacrificabili. Il risultato finale naturalmente, una volta conosciuti i dati, sarebbe quello di modificare nel proprio stile ciò che serve per afferire fin da subito alla categoria di chi è destinato a trarre solo dei vantaggi dai progressi futuri.

S.R. osserva già tutti i presenti con il mezzo sorriso di chi ha ben considerato un tale pensiero come circolante in questo momento nella sala, e raffredda rapidamente tutti gli animi, stabilendo che “un principio di questo genere non permette aprioristicamente di sapere quali siano i criteri per le scelte”. Resta il fatto consolatorio per tutti quanti di non accorgersi quasi di far parte di un meccanismo complesso e organizzato nei minimi dettagli, tanto da aggiudicare una mancanza totale sia di sofferenza che di angoscia nel percorso previsto in tutti i vari casi, e che l’alta finalità di ogni esperienza possa immediatamente ingenerare, almeno in alcuni dei soggetti considerati, una motivazione forte nel compiere ogni sforzo. “Per tutti gli altri comunque resta l’oblio”, dice S.R.; o almeno l’indeterminazione nella conoscenza dettagliata di ciò che a loro accadrà davvero, restando certa l’appartenenza di tutti a quell’umanità a cui tutti noi ci richiamiamo in questi casi”.

Termina così la conferenza, soltanto con un debole applauso da parte di tutti i partecipanti a quei lavori, i quali immediatamente sentono anche l’obbligo di scattare in piedi dalle proprie poltroncine, e ciascuno di loro naturalmente, evitando di fare anche un solo gesto utile ad apparire in qualche modo differente da tutti gli altri presenti, che sia anche soltanto parlare con il proprio vicino, oppure muoversi troppo di fretta, cerca subito al contrario uno strisciante anonimato, ed anche un profilo tanto basso da risultare capace di evidenziare così un forte condizionamento che sicuramente persisterà nel tempo, forse anche oltre qualsiasi immaginazione.

 

Bruno Magnolfi

Immaginazione selettiva.ultima modifica: 2020-11-06T19:12:09+01:00da magnonove
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *