Spirito marcio nel corpo.

 

Adesso, anche in questo preciso istante, io mi sento finalmente sicura di quello che sono. Ho fatto tutto ciò che potevo per migliorare la mia situazione, anche se rispetto agli sforzi e alle grandi risorse che ho impiegato in tutto questo tempo, alla fine ho ottenuto un risultato che qualcuno giudicherebbe piuttosto modesto. Ma questo non ha troppa importanza, ciò che conta per me è aver preso coscienza della mia situazione, di come sono fatta, dei miei limiti, delle mie capacità. Anche se tutto questo è qualcosa che tengo assolutamente celato dentro me stessa. Continuo a girare per casa dando ogni tanto uno sguardo fuori dalla finestra di cucina, perché vorrei uscire, certe volte, incontrare delle persone, sentirmi libera di respirare l’aria di questi giorni. Ma non posso. Devo resistere rinchiusa tra queste mura ed accettare quanto la sorte mi ha destinato. Vedo che ci sono degli individui fuori dai vetri che girano lungo i marciapiedi senza neppure rendersi conto di quello che hanno. Io posso solo attendere che qualcosa succeda, per poter cambiare la mia situazione.

Torna mio fratello, chiede se io abbia già preso le pillole, gli fo subito un cenno affermativo con la testa, poi abbasso lo sguardo, mi osservo le mani, stringo la striscia di stoffa che tengo annodata alla vita sopra la mia vestaglia da camera, e lui mi guarda per un lungo momento, forse riflettendo che mi sono fatta ancora più magra di com’ero neppure troppo tempo più addietro. Sono nervosa, irascibile, muovo gli occhi in tutte le direzioni, stringo con forza, alternandola ogni poco, ognuna delle mie mani nell’altra, e brucio rapidamente dentro me stessa tutto quanto mi risulta possibile. Nel pomeriggio però arriverà finalmente l’infermiera, questa specie di tuttologa calma e piacevole che cerca di farmi parlare, di pormi delle domande senza mai insistere, di allontanare i miei pensieri dagli argomenti verso cui autonomamente tendono a rifugiarsi quasi in continuazione. Lo so che sono malata, lo sanno tutti, e difatti tutti si adoperano per tenere la mia situazione sotto controllo, però io adesso ho piena coscienza delle mie condizioni, e lascio perciò a tutti coloro che desiderano occuparsi di me, che lo facciano in maniera completa, abbandonandomi a loro in modo quasi totale, senza suscitare ulteriori preoccupazioni a nessuno.

Nessuno tra chi mi circonda crederebbe mai che il mio corpo tenta ogni giorno di liberarsi dello spirito da cui è abitato. C’è un’occlusione che non ne permette il passaggio, ed anche se quando mi ritrovo da sola apro la bocca per quanto mi riesca possibile, tutto quanto resta imprigionato dentro di me, incollato all’interno, fermo chissà dove, tra gli organi, in mezzo alle vene, tra le viscere e la pelle rugosa. Vorrei tanto abbandonare una volta per tutte questa sensazione che sinceramente mi opprime, questo sentirmi ingabbiata da una sofferenza continua che non so mai addebitare a nulla di realmente preciso. In ogni caso so cosa io sono, ed anche soltanto per questo mi ritengo fortunata: guardo le persone che camminano fuori dalla mia finestra socchiusa, ed alla fine invidio soltanto la parte di loro che tenta di essere libera, non riuscendoci affatto, ignorando del tutto di avere proprio come me uno spirito avvelenato che dall’interno di ogni corpo li opprime. Ne ho pena, ecco tutto, non riescono a rendersi conto di come stiano realmente le cose.

Mio fratello dice certe volte che devo disinteressarmi maggiormente della vita degli altri, e concentrarmi piuttosto sulla mia condizione. Faccio un cenno affermativo con la testa in quei casi, perché so che lui non potrebbe comprendermi mai. Il suo spirito ha completamente occupato il suo corpo, e non è più padrone di sé, perciò lascia che tutto quello che osserva d’intorno assuma il suo stesso profilo. Anche le persone che si muovono lungo la strada ormai sono fritte: si tratta di rendersi conto che ognuno è chiuso in se stesso, così che l’unica via è quella di attendere che lo spirito marcio che prosegue ad opprimere tutti, lasci finalmente in libertà ogni corpo che abita, perché è soltanto in questa maniera che ci potrà essere davvero un futuro: ritrovarsi un bel giorno ognuno di noi del tutto cavo di ogni presenza maligna, e poi insieme riderne appieno.

Bruno Magnolfi

Spirito marcio nel corpo.ultima modifica: 2020-10-19T20:28:06+02:00da magnonove
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