Pianoforte scordato.

 

<<Entri pure, signora Neri>>, dice la governante del maestro Bottai, una volta che ho finito di salire le diverse rampe di scale di quel palazzo antiquato ma ancora ricco di fascino, mentre mi introduce con un leggero ed usuale sorriso in questo appartamento un tempo sicuramente arredato con gusto ed in maniera piuttosto elegante, adesso però ingombro soltanto di una dignitosa ma vecchia mobilia. <<Il maestro è dentro al suo studio>>, mi dice ancora. Così, come quando sono venuta qua dentro già per la prima volta, vengo introdotta in una stanza ampia e luminosa, dove sopra a dei folti tappeti disposti sui pavimenti, probabilmente al fine di attutirne un po’ il suono per rispetto del vicinato, troneggia al centro, sistemato con cura sulla diagonale, un bel pianoforte scuro e lucido a mezza coda, sicuramente di gran marca, su cui il Bottai già di mattina sta preparando le opportune lezioni per gli allievi che si recheranno poi da lui nel pomeriggio. <<Buongiorno>>, gli dico. <<Sono venuta per regolarizzare gli ultimi pagamenti delle lezioni di Franca>>, spiego con una certa titubanza, nella convinzione di disturbare un po’ questo anziano signore sempre curvo sui propri pensieri, e nella speranza però di potermene andare alla svelta.

<<Si accomodi>>, fa invece lui con determinazione, indicando una sedia lì accanto. Quindi mi fissa per un tempo forse superiore alla norma. <<Signora Clara>>, dice poi con voce flebile riferendosi alla governante rimasta nel corridoio, <<potrebbe portarci del caffè, per favore, sempre che la signora Neri ne gradisca>>. Annuisco, ma mentre mi sistemo la giacchina attillata, comprendo subito che il maestro probabilmente mi deve parlare di qualcosa che al momento non so e non conosco, e questo pensiero non mi risulta per niente rilassante. <<Franca è molto brava>>, esordisce di colpo il Bottai, e questo, in maniera più che ovvia, mi fa tirare immediatamente un piccolo sospiro di sollievo. <<Però è anche estremamente intelligente e curiosa; e forse per questo motivo sta spingendo i suoi interessi musicali sempre più lontano dai miei insegnamenti. Si intende: ho cercato il più possibile di assecondare le sue ricerche armoniche sul pianoforte, ed ho anche provato a farle studiare delle partiture più complesse del solito, maggiormente ardite, quasi atonali; ma non le è bastato, ed adesso credo che si sia creata una distanza incolmabile tra le nostre diverse sensibilità musicali. Tanto da avere l’impressione che proseguire ancora, anche se per puro esercizio, con le esecuzioni delle sonate di Schumann, di Chopin, o anche dello stesso Liszt, sia diventata per lei una forma di incomodo, forse una noia, non so, magari quasi un fastidio che io naturalmente non posso e non intendo ulteriormente tollerare>>.

Resto di stucco, mantengo lo sguardo immobile sull’espressione seria e grave che leggo sopra la faccia del maestro Bottai, mentre arriva la tazzina di caffè che ricevo dalle mani della signora Clara, senza per questo riuscire ancora a formulare neppure una parola. <<E, cosa resta da fare?>>, chiedo gentilmente alla fine con un filo di voce, nell’attesa sicura di una sentenza che mi giungerà sicuramente sgradita. Lui prende tempo, osserva qualcosa nell’aria, si volta verso il suo pianoforte come a cercare da quella parte l’ispirazione migliore per una soluzione che forse neppure vorrebbe. <<Dobbiamo interrompere>>, dice alla fine con una certa chiarezza ma a bassa voce, come un medico che stesse diagnosticando ad un paziente la forma più grave delle malattie che possono colpire l’organismo di un individuo. <<Vedremo più avanti se ci saranno le condizioni per riprendere la preparazione di Franca all’esame di ingresso per il Conservatorio>>. Butto giù appena un sorso del mio caffè, poi appoggio la tazzina su un mobiletto lì accanto, e tiro subito fuori dalla mia borsa la busta con dentro i soldi pattuiti, quasi per rompere ogni indugio ed accettare incondizionatamente le decisioni già prese.

Mi alzo subito dopo dalla mia sedia, ma il maestro forse vuole dire ancora qualcosa, sollevandosi in piedi anche lui come alla ricerca delle parole più adatte. <<Non so cosa vorrà farne in futuro sua figlia delle proprie conoscenze pianistiche che ha maturato da me, ma qualsiasi cosa possa essere, il mio augurio migliore che posso farle, è che tutto ciò la porti verso dove è suo desiderio, e che non abbia a dispiacersene mai. Resto ancora qualche secondo con lo sguardo incollato sul maestro Bottai, quindi lo ringrazio, gli stringo la mano e mi volto per andarmene via. Almeno Carlo, sarà contento adesso, rifletto mentre scendo frettolosamente le scale: in fondo lui non ha mai visto di buon occhio queste lezioni private di musica.

Bruno Magnolfi

Pianoforte scordato.ultima modifica: 2021-09-12T18:21:19+02:00da magnonove
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