Immagine riflessa.

 

“Vorrei cadere da una sedia, magari per sbaglio”, dice LUI al telefono cercando di farla almeno ridere. “Oppure ricevere in faccia uno schiaffo capace di svegliarmi in un attimo solo, per scrollarmi di dosso così questo torpore di cui ormai mi sento soltanto una preda”. All’altro ricevitore, LEI adesso lo ascolta senza interrompere, si limita a prestare ad ogni parola che sente quasi una certa professionale attenzione, anche se condivide soltanto una piccola parte di quanto le viene spiegato, come fosse incapace di comprendere appieno quello che LUI sembra si sforzi di farle capire. “Va bene”, gli dice alla fine; “ma forse devi soltanto trovare qualcosa che impegni maggiormente i tuoi pensieri in questo periodo”. Segue una piccola pausa, come se loro due non avessero molto altro da dirsi, infatti si scambiano qualche altra sciocchezza finale e poco dopo si salutano, promettendo di risentirsi più avanti, magari nella stessa serata. Non abitano molto distanti, però fino ad oggi hanno sempre rispettato le rispettive solitudini, limitandosi a scrivere dei messaggi, oppure a scambiare semplicemente qualche telefonata, come quella di adesso.

Ma da qualche tempo sembra tutto diverso tra loro, come se quella amicizia nata senza degli scopi precisi tra due colleghi di lavoro ed insegnanti scolastici dello stesso istituto, non avesse più senso per essere ancora trascinata  in avanti. Certo, il malessere di cui LUI si lamenta è il problema principale che li fa sentire maggiormente distanti, come se fosse maturata nella sua mente un’incapacità congenita per preoccuparsi anche d’altro, restando sul medesimo argomento ogni volta che si sentono. Per LEI invece è diverso, in quanto non intende prestare il fianco a nessuna depressione che peraltro sembra ormai serpeggiare tra molti colleghi, e così la sua forza ed il suo convincimento sta anche nel fatto di sentirsi assolutamente capace di indifferenza rispetto a quanto sembra dilagare. Le pare persino quasi soltanto una consuetudine quella di stare continuamente a lamentarsi, ed anche se comprende perfettamente che esistono personalità maggiormente deboli che sembrano cadere facilmente in questa voragine, la propria personale reazione è quella di mostrarne distanza, come fossero problemi da cui non si sente nemmeno del tutto sfiorata.

Certo è che affrontare i propri impegni di docenti nei confronti dei ragazzi di una classe che vuole imparare nuove cose e procedere didatticamente, pensa LEI adesso, e farlo soltanto per mezzo della videoconferenza, non è affatto facile, anche se pone problemi del tutto superabili in qualche maniera. Ma starsene da soli davanti ad una cattedra elettronica che già crea una grande distanza, senza il calore e l’umanità usuale dei propri alunni di fronte, è qualcosa che può portare facilmente verso lo sconforto e la depressione. E’ comprensibile, certamente, ma non è accettabile crearsi uno stallo da cui non sia poi possibile uscirne più fuori. Questo riflette LEI quando si sentono, e LUI che si barrica dietro una continua richiesta di aiuto intorno a sé, ai suoi occhi si profila soltanto come un perdente, una personalità oltremodo debole, che forse dovrebbe risolvere i propri problemi ancora prima di voler insegnare a degli studenti pieni di dubbi la propria materia. Ecco, questo è quello che pensa ogni volta che sente confessarsi delle debolezze del genere.

Poco dopo però le dispiace aver pensato davvero in questa maniera, o perlomeno di essere arrivata fino al punto di sbuffare quando registra con lo sguardo ogni sua chiamata in arrivo. Però vorrebbe tanto ritrovare quell’allegria e quella serenità che aveva conosciuto in LUI gli anni scorsi, quella capacità di affrontare senza grandi preoccupazioni i problemi che il loro mestiere scolastico pone continuamente, di qualsiasi genere essi siano. Adesso gira per casa, prepara le nuove lezioni da tenere con i suoi ragazzi, cerca di perdersi tra i problemi individuali che qualche alunno le ha posto; infine prende il telefono e compone quel numero, che tanto sa bene che in fondo è quello che vuole. “Sono ancora io”, gli fa adesso. “Vorrei invitarti a casa mia, ed incontrarci per parlare più a fondo dei tuoi problemi attuali, anche stasera, anche adesso se vuoi. Mi dispiace se fino ad ora sono stata un po’ latitante con te, ma si vede proprio che nella tua debolezza che forse non volevo vedere e affrontare, c’era anche qualcosa della mia personalità, una parte proprio di me stessa, come guardare un’immagine riflessa che risultava per me insopportabile”.

Bruno Magnolfi

Immagine riflessa.ultima modifica: 2021-01-05T20:58:06+01:00da magnonove
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *