Dico solo per dire.

 

“Facile ridere di gusto quando si è sicuri di ciò che si vuole”, dico io; “è quando ti coglie l’incertezza su ogni scelta da affrontare, che l’espressione sulla tua faccia non può che farsi seria, ed è proprio allora che non trovi niente attorno capace di divertirti. Tutto ciò che ti si para di fronte è composto da scelte”, dico io, “e se cominci a sbagliarne qualcuna di quelle importanti va a finire spesso che non ne prendi per giusta neanche metà. E’ quasi una regola”, concludo di fronte a tutti quegli altri. Vado ogni sera alla Casa del Popolo, mi piace parlare con quelli che trovo lì quando hanno voglia di ascoltare qualcuna delle mie riflessioni, ma certe volte me ne sto volentieri anche in silenzio e in disparte senza attaccare bottone con nessuno, che poi in fondo sono sempre le medesime cose quelle di cui discorriamo tra noi. “Non c’è niente di male”, dico a tutti in qualche occasione, “ripetere spesso gli stessi concetti è coerenza, convinzione, sicurezza di ciò in cui si crede”. Qualcuno sorride, però ascoltano quasi tutti con un certo interesse.

Uno di questi giorni potrei anche smettere di frequentare questo locale, penso io; non c’è niente di positivo nel cercare dei facili argomenti su cui ridere e poi darsi delle pacche sopra le spalle, come spesso succede con la gente che trovo qua dentro. Però credo che serva a tutti riflettere su qualcosa che non è proprio evidente, e che mette in moto la testa qualche volta, senza obbligare nessuno a farlo per forza. Vengo qua e poi li stuzzico, penso io; metto sul tavolo qualche argomento che forse non avevano ancora affrontato, e così sera per sera si passa il tempo e si fanno ragionamenti in cui si mette un po’ di se stessi, tanto per sentirsi impegnati in qualcosa. “Il pensiero generale differisce sempre dal particolare”, dico io; qualcuno ne chiede il motivo, altri annuiscono senza commentare. Mi prendono in giro, penso io; hanno bisogno di un giullare con cui divertirsi, qualcuno proprio come son io, che riempie in qualche maniera questo tempo senza valore.

Non ho più tanta voglia di andare alla Casa del Popolo ormai, ma quando qualche volta per combinazione passo da lì mi accorgo che ci sono quasi tutti, immobili e in silenzio, come se stessero tutti in attesa di me, così ne sono contento, penso io, e non mi faccio certo pregare quando qualcuno mi pone una domanda oppure imposta un argomento tanto per parlare. “La sicurezza di ciò in cui si crede è essenziale”, dico subito io; “però non si deve essere certi di alcune cose che riguardano tutti, e poi cambiare opinione se dobbiamo metterci in mezzo ognuno di noi”. Mi guardano gli altri, sono persino disposti ad essere d’accordo con me, purché non la smetta di venire a parlare delle cose che penso, e a pensare con convinzione tutte le cose che dico. “Dovete riflettere”, dico io, “se per voi è più importante immaginare qualcosa di meglio per tutti, o se è sufficiente migliorare soltanto la condizione di qualcuno”. Sorridono, però in tre o quattro hanno la faccia più seria degli altri, probabilmente per quei pochi stare seduti ai tavolini di questa saletta  non è più proprio un semplice passatempo. “Non verrò più alla Casa del Popolo”, dico io a tutti alla fine.

Mi guardano mentre pago il mio caffè degustato da ultimo in piedi al bancone, mentre mi muovo verso l’uscita, quando apro la porta, ed accolgo sopra di me l’aria fresca anche di questa serata. Nessuno ha qualcosa da dire, penso io. Nessuno è necessario, figuriamoci io con le mie povere sciocchezze. Però quando alla fine mi trovo per strada da solo mi sembra che qualcosa venga a mancarmi. Mi volto indietro un momento e vedo che alcuni silenziosamente mi hanno seguito, e questo non può fare altro che piacere. “Siamo tutti immersi dentro la stessa insicurezza”, dico io ai due o tre che continuano ad avvicinarsi. “Chi non avverte questo disagio finge soltanto di avere fatto un salto in avanti, ma non gli è propria questa certezza, è soltanto un attributo fazioso che non porta a nessuno niente di buono, tantomeno a lui stesso”, dico io alla fine.

Bruno Magnolfi

Dico solo per dire.ultima modifica: 2021-01-07T20:37:11+01:00da magnonove
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *