Nel silenzio di un giorno festivo.

Nell’ora torrida di questo primo pomeriggio assolato, la camera da letto, fortunatamente esposta dalla parte dei muri in ombra, rimane per tale motivo la stanza più fresca di tutta la casa, pensa lei mentre si sdraia con attenzione direttamente sopra la coperta a fiorami ben tesa. Il marito di lei prosegue ad occuparsi di qualcosa in cucina, forse sistema una … Continua a leggere

La forza della ragione.

Oggi non è aria, fa il mio amico sottovoce appena entro nel bar. L’altro dice subito a voce alta che è molto meglio se ci leviamo dai piedi tutt’e due, altrimenti potrebbe anche succedere qualcosa di poco bello. Nel locale ci sono soltanto due o tre tizi in un angolo che si fanno i fatti loro. Io resto in piedi … Continua a leggere

Chiusura del periodo.

  I ragazzi se n’erano ormai andati, oscillando senza fretta a gruppi di due o di tre: praticamente non avevano avuto più niente da dirsi, e in fondo anche quel poco che era stato tirato fuori durante quell’incontro appena terminato, era parso pieno zeppo di interrogativi e basta. Avrebbero dovuto ripensare tutto quanto ognuno per proprio conto, questo era il … Continua a leggere

Dialogo n. 5. Punti di vista.

                         E’ già in ritardo, dico con convinzione alla signora accanto a me mentre ambedue continuiamo a stazionare sulla panchina presso la fermata del bus cittadino. Lei annuisce, io osservo la strada nell’attesa di veder arrivare quel mezzo pubblico. Sto fermo, impassibile: devo restare in silenzio, mi dico, non posso sempre lasciarmi sfuggire i … Continua a leggere

Dialogo n. 4. Corrispondenze.

                           Dimmi la verità, fa lei. Lui sfoglia un quotidiano: non avrebbe alcun senso, dice; quello che hai già deciso frettolosamente di pensare del mio comportamento non cambierebbe comunque di una virgola, risponde l’uomo senza guardarla. Lei esce dalla stanza: pensa che probabilmente potrebbe perfino piangere, tanto si sente umiliata, anche se non … Continua a leggere

Scena n. 14. Sogni e finzioni.

Ernesto è vestito elegantemente, addirittura con un fazzolettino di seta che sporge dal taschino della sua giacca. Arriva sul palco con passi lenti, fumando la sua sigaretta come se fosse talmente sicuro di sé da non aver bisogno di altro, se non quel suo sguardo ipnotico, quasi malato, di chi vive delle proprie convinzioni, e non ha bisogno di altro. … Continua a leggere