Emozioni azzerate.

 

Durante la mattinata decido di appoggiare il piccolo manuale che mi ha prestato Lorenzo, ormai un po’ di tempo fa, sopra al suo banco di scuola. Non dico niente, non lo guardo, i miei movimenti sono estremamente calcolati, perché quella sospensione rimasta tra di noi in questi ultimi giorni è ormai sempre più tangibile, e in ogni caso adesso non ho necessità di dirgli niente, se non confermargli, ma forse inutilmente, la mia evidente disponibilità. Lui finge disinteresse, cerca qualcosa dentro al suo zaino, si gira indietro, smuove i quaderni e anche le matite, infine riprende a tamburellare con le dita agili, come fa sempre. Poi si accorge del suo manuale di armonia jazz davanti a sé, e rapidamente ecco che lo fa sparire. <<Allora>>, mi dice, <<cosa facciamo?>>. Lascio trascorrere un minuto o due mentre ancora stiamo aspettando il prossimo insegnante in questa lunga pausa per il cambio di materia, ed alla fine mormoro soltanto, ma quasi con poca convinzione, che mi sento pronta. Lui tamburella, non mi guarda, è il mio compagno di banco, potrebbe essere il mio amico del cuore, forse però proprio noi due in questo momento mostriamo d’essere i ragazzi più distanti tra di loro, rispetto a tutti quelli che stanno qui nella nostra affollata aula scolastica. <<Per noi va bene>>, dice. <<Anche il prossimo giovedì>>, aggiunge.

Torno a respirare, anche se riesco a non farmi accorgere della tensione che provo, e così con indifferenza rispondo subito svagata: <<perché no?>>, come se adesso avessi scelto proprio quello tra i miei tanti impegni di quel giorno indicato. Mi ha risposto al plurale, registro però con un attimo appena di ritardo, probabilmente nel gruppo ne hanno parlato a lungo e con opinioni diverse. Magari ne è nata persino una discussione, qualcuno avrà avuto probabilmente da ridire, e forse Lorenzo, anche per non apparire di parte, avrà detto che a lui non interessa affatto far le prove con questa mozartina, come probabilmente mi chiama in gergo. Vorrei piangere, non so neppure di preciso per quale motivo farlo, però desidero avere la forza di un vero omino, e in ogni caso è tutto a posto, rifletto, l’operazione intrapresa forse va avanti come previsto. In questi giorni sul mio piano elettrico ho tirato giù una traccia su cui lavorare con la formazione jazz di Lorenzo, se qualcuno vuole: una struttura complessa di accordi che sostengono una melodia quasi cromatica; ma non riesco ad inserirci un tempo credibile di batteria e neppure un giusto giro di basso.

Non so neppure se gli altri abbiano la capacità di leggere a vista una partitura, in ogni caso adesso non ha alcuna importanza, mi basta sapere che tra poco potremo tutti iniziare a nuotare nella medesima acqua, controcorrente senz’altro, ma col muso rivolto dalla stessa parte. Poi Lorenzo si gira per un attimo verso di me, ed anche se sembra incredibile, lo fa per sorridermi. Lo guardo un momento senza alcuna espressione, non so a cosa intenda fare riferimento, però adesso tutto mi piace, il freddo polare sembra accennare a stemprarsi, le cose pur complicatissime iniziano a prendere una forma più precisa. Giovedì sarà una giornata bellissima, penso, anche se non mostrerò mai ad anima viva il mio entusiasmo: arriverò fino alla sala prove con un mezzo pubblico, trascinandomi dietro la mia tastiera elettronica, poi faremo rapidamente le presentazioni, e poi tutto potrà iniziare a scorrere anche meglio di come abbiamo già previsto, sono sicura.

Le lezioni nella nostra classe di liceo vanno avanti anche stamani come sempre, fino alla campanella di fine orario, e Lorenzo come suo solito non mi dice più nient’altro, forse rispetta il mio bisogno di stare da sola in questo angolo del banco. Forse sono io che lo tengo a distanza, rifletto, ma non posso certo fingermi diversa da come sono per davvero. Qualcosa sta cambiando, penso con convinzione mentre raduno le mie cose prima di andar via, anche se non devo assolutamente dare importanza a ciò che sembra rinnovarsi, per evitare di soffrirne quando tutto andrà inevitabilmente in mille pezzi. L’ultima fase, se mai avverrà, si mostrerà terribile, ma io non ne soffrirò, essendomi sufficientemente corazzata avanti tempo. Scendiamo le scale nella confusione generale di tutti i ragazzi, e Lorenzo è avanti a me, fino al momento di uscire dal portone e ritrovare l’aria aperta; poi si ferma, mi trattiene con una mano sfiorandomi il braccio, mi guarda per un tempo infinito, poi dice: <<sono contento>>. Adesso posso proprio piangere.

Bruno Magnolfi

Emozioni azzerate.ultima modifica: 2021-10-10T18:08:54+02:00da magnonove
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