Apprezzamenti/svalutazioni.

 

Qualcuno suona il mio campanello di casa. Mi alzo dalla poltroncina in salotto ed appoggio sul tavolo l’agile volume che stavo sfogliando proprio in questo attimo, leggendo qualcosa qua e là. Apro la porta del mio appartamento provando dentro di me come una certa inquietudine, ed invece mi ritrovo davanti semplicemente Dino, il mio noioso vicino di casa. Lui si scusa subito per il disturbo che può arrecarmi eventualmente con la sua presenza, ma io con la solita sopportazione che adotto nei confronti di questo individuo, lo incoraggio comunque ad entrare, anche perché non mi piace parlare sull’uscio, alla portata delle orecchie degli altri condomini del nostro palazzo. Lui si fa avanti, io richiudo la porta dietro le sue spalle, ed allora mi dice timidamente, mentre comunque resta in piedi nel piccolo ingresso, che sua cugina Angelica, la stessa che ho visto per cinque minuti giusto ieri nel suo giardinetto, lo ha messo al corrente di alcune decisioni che tutti i suoi parenti intendono assumere prossimamente. Si tratta di ipotecare una piccola proprietà di campagna appartenuta ai nonni durante tutta la loro vita, e rimasta in seguito, per molti anni ad iniziare dalla loro scomparsa, a disposizione completa di tutto il resto della famiglia rimasta, quasi come una casa di vacanza, con terreno e parecchi ambienti interni ed esterni, da utilizzare da parte dei tanti cugini e dei nipoti, come meglio gli è parso di fare almeno fino ad oggi, a tutti quanti.

Naturalmente Dino, a differenza degli altri, non ci è andato quasi mai in quella casa: un po’ perché timoroso di occupare una stanza per sé e così dare disturbo, e poi perché da solo, senza moglie né figli, a differenza dei suoi cugini; e poi quasi incapace di stare a lungo in mezzo a tutti gli altri parenti durante quelle calde estati infinite. In più, riconosce anche adesso, non si è mai sentito a suo agio in quell’ambiente dove aveva trascorso molto tempo spensierato soltanto quando era un bambino, insieme ai suoi compianti genitori, purtroppo anch’essi deceduti da molto tempo, mostratosi in seguito per lui un luogo piuttosto lontano dai suoi desideri, soltanto pieno di ricordi che inducono una certa tristezza. Però ipotecare, e magari poi vendere tutto quanto per finanziare gli studi dei nipoti, è una mossa che non gli pare troppo corretta, anzi, mi dice con voce ancora più bassa, forse decisamente discriminatoria proprio verso lui stesso. <<Non sono riuscito a dirle di no>>, mi spiega adesso; <<anche se non sono affatto contento per quanto è stato deciso>>.

Faccio cenno al signor Corrado, da tutti in questa zona però chiamato Dino, di sedersi almeno un momento per parlare con più calma e riprendere fiato, soprattutto perché questa faccenda che mi ha appena spiegato in poche parole, mette in luce un aspetto della sua personalità che non avevo mai preso in considerazione, e questo progressivo isolamento, creato intorno a lui proprio dalla sua famiglia al completo, mi sembra esattamente, nei suoi confronti, quasi una gratuita cattiveria; ma Corrado si schernisce, come fa sempre in questi casi, e dice subito che forse è meglio se adesso rientra semplicemente a casa sua, e aggiunge che si è lasciato dietro delle cose da completare, e delle altre che deve sistemare rapidamente. Lo lascio andare, naturalmente, immaginandolo anche un po’ confuso e desideroso di tornare al più presto in mezzo alle sue cose; ma anche perché questa faccenda lascia me all’improvviso quasi senza parole, non riuscendo per nulla a descrivere le sensazioni che mi sprigiona lo scoprire che una persona come lui riesce di fatto ad essere improvvisamente così diversa da come l’ho sempre immaginata fino ad oggi.

Torno perciò a richiudere la porta dietro di lui, restando comunque perplesso, e rifletto subito attentamente sul motivo che mi ha spinto a provare come un piccolo moto di pena per il mio vicino di casa, proprio lui che mi ha sempre mosso ad un po’ di insofferenza in tutti questi anni, con quelle sue piante, i suoi fiori e le sue fissazioni. Adesso invece mi sembra soltanto un uomo da solo, uno che persino i parenti più prossimi vogliono levarsi dai piedi. Non lo so, ma improvvisamente mi pare di essere sempre stato persino troppo severo nei confronti di quei suoi comportamenti, giudicandoli spesso addirittura insopportabili; ed in più, nello stesso momento, è come se mi sentissi verso questo mio vicino di casa, che conosco oramai da tanti anni, sicuramente meno curioso rispetto alle sue piccole manie ed i suoi comportamenti, ma contemporaneamente anche più ben disposto ad apprezzare almeno qualcosa in tutti questi suoi modi di essere.

Bruno Magnolfi

Apprezzamenti/svalutazioni.ultima modifica: 2021-04-15T20:08:49+02:00da magnonove
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