Fatto di fumo.

 

Sento il mio vicino di casa che parla al telefono mentre se ne sta nel giardinetto tra i tanti vasi colmi di gerani e le altre piante che cura. Lo ascolto, mentre rimango fermo, appoggiato alla finestra di casa mia, non tanto perché sono curioso dei fatti degli altri, quanto per il tentativo di comprendere, siccome ho inteso subito che stava parlando con qualcuno dei suoi parenti, o addirittura con quella cugina Angelica che ho personalmente conosciuto anche se solo per un momento e che mi ha addirittura lasciato stranamente un’impressione piuttosto favorevole, come sia possibile che proprio lui, la persona più inoffensiva ed ordinaria di tutte, venga trattato improvvisamente dai suoi veri e unici familiari diretti che gli sono rimasti, così come mi ha brevemente raccontato proprio da poco, quasi un elemento addirittura da tenere a distanza da loro stessi, tanto più che questo mio vicino è un uomo che sta sempre da solo, ed è una persona che vive di poche cose, uno che sa mostrare a tutti quanti che quelle poche cose gli sono per giunta più che sufficienti. Insomma, il signor Corrado è un individuo monotono, noioso, forse anche antipatico, però non darebbe fastidio neppure ad una mosca. <<Va bene>>, dice adesso all’apparecchio. <<Se dobbiamo proprio incontrarci tutti quanti, allora ci sarò anche io>>. Poi chiude la telefonata.

Non lo so, mi pare che sia anche troppo facile con uno come lui ottenere ciò che più si desidera. E mi fa rabbia vedere come questo mio vicino di casa sia destinato indubbiamente a cedere e a piegarsi nei confronti di qualsiasi richiesta, pur lontana dalla sua volontà, che gli venga rivolta o falsamente sottoposta per un suo ininfluente giudizio da questi suoi parenti che appaiono loro peraltro estremamente distanti e indifferenti a tutto, o perlomeno ben lontani da quelli che sono i suoi reali bisogni; vorrei assolutamente cioè, che lui si mostrasse più determinato con loro, meno arrendevole, capace di sostenere con fermezza una propria posizione, ed io sarei persino disposto ad aiutarlo se soltanto mi sottoponesse una richiesta sincera di aiuto. Però è difficile, perché con lui quando ci si immagina di essere facilmente riusciti a conoscerne il carattere, è proprio il momento per accorgersi, anche tramite fatti come questi, che la sua personalità è decisamente più contorta e sfuggente persino di quanto si potesse sospettare. Però rimane comunque il mio più diretto vicino di casa, e forse il mio orgoglio in questo momento mi fa proprio sentire, direi quasi per la prima volta, decisamente solidale con lui e con i suoi problemi, tanto che all’improvviso mi sembra di avvertire l’obbligo caritatevole di fare almeno qualcosa per quest’uomo, ed impegnarmi in prima persona per sostenerlo, anche se in questo momento non saprei proprio in quale modo.

Forse dovrei riuscire ad avere almeno il numero telefonico di sua cugina Angelica, magari facendomelo procurare proprio da lui stesso, e così chiamare questa donna matura e interessante per spiegarle quello che sta succedendo, i retroscena di apprensione e umiliazione di un uomo che forse può sembrare quasi indifferente a ciò che in questo momento sembra cercare da lui la sua famiglia, ma che è evidente come presenti soltanto una semplice maschera per coprire un’indubbia e profonda sofferenza. E poi naturalmente scoprire dalle sue parole dirette, sempre che lei voglia parlarmi, cos’è che si sono messi in testa tutti quanti, e cosa vogliono ottenere alla fine da Corrado, che è proprio il mio vicino, e certamente non un qualsiasi estraneo. Credo invece di aver compreso perfettamente come lo scopo di tutti coloro che si professano suoi parenti, sia una specie di estromissione definitiva dalla sua famiglia, anche se non ne capisco affatto il motivo, considerato che il loro congiunto è una persona remissiva, che non si metterebbe mai in mezzo ad intralciare gli altri, tantomeno i componenti della propria parentela.

Mi siedo. Forse ci sono delle cose che non so, che non conosco. Altre magari che non ho compreso. Se ci penso a fondo mi pare quasi di non sapere niente di fondamentale di questo mio strampalato vicino di casa. Per tanto tempo mi è parso un tipo anonimo, senza troppa personalità. Adesso, se ci rifletto meglio, mi sembra di non conoscerlo affatto, di non essere riuscito mai a comprenderne la vera indole. Probabilmente conserva strettamente dei segreti noti soltanto ai suoi parenti; e forse quello che mi è apparso fino ad oggi è un uomo che realmente non esiste, un’immagine inventata, una persona fumosa che nasconde dentro di sé chissà cos’altro.

Bruno Magnolfi

Fatto di fumo.ultima modifica: 2021-04-18T20:36:12+02:00da magnonove
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