Normali abitudini.

 

“Le restrizioni non mi spaventano, non lo hanno mai fatto”, dice LEI al telefono sorridendo, mentre contemporaneamente scorre sul suo elaboratore l’elenco dei messaggi di posta ricevuta durante le ultime ore. “E poi si tratta soltanto di fare l’abitudine a certi comportamenti”, conclude, dicendo questo come per rendere semplici e quasi naturali le cose che non si possono evitare. Quindi riattacca, con la solita frase fatta: “ci sentiamo dopo”, che indica il permanere attivo di un collegamento rassicurante, anche se poi di fatto ognuno sta da solo. “Dovrei sentirmi forte con me stessa, nella stessa maniera come riesco ad esserlo con gli altri”, pensa mentre cancella qualche pubblicità e qualche documento inutile. La solitudine non allevia di certo la sua depressione cronica e nascosta, ed occuparsi di qualcosa è soltanto un espediente tramite il quale allontanare il pensiero principale che la martella certe volte dentro la testa. “Aprire la finestra e buttarmi giù, ad occhi chiusi, senza guardare niente”, pensa in certi giorni quasi per ridere tra sé. “Come se questo palazzo fosse andato a fuoco, e non mi restasse nessun’altra possibilità per evitare da dietro di me le fiamme divoratrici”. Si alza dalla scrivania e come sempre va ad osservare la strada laggiù in basso. “Soltanto un altro problema per le autoambulanze e il personale di soccorso”, riflette nel silenzio del tardo pomeriggio. Il resto della giornata certe volte a LEI mette paura, come se il tempo nella sua scansione inesorabile scavasse un solco tra le sue cose. Poi torna  a sedersi.

“In fondo che importanza può mai avere il mio riflettere continuamente su ciò che ruota attorno a questi pomeriggi insignificanti; la cosa giusta sta nel lasciarsi prendere dal ritmo lento del tempo, senza cercare di cambiarlo, ma anzi, accomodandosi sopra di lui come fa un gatto di casa sulla sua poltrona preferita”. Ecco, forse quello che le manca di più in giornate come questa è esattamente un esempio da seguire, un modello abbastanza preciso verso cui rifarsi; ed anche se spesso si convince come non le manchi nulla nelle due stanze dove abita, qualche volta si gira indietro all’improvviso, come avvertisse la presenza di qualcuno proprio lì accanto, quasi che la sua fantasia le ponesse vicino la materializzazione dei suoi desideri inespressi. “Forse più tardi qualcuno mi telefona”, pensa guardando l’apparecchio e scorrendo contemporaneamente sullo schermo del suo elaboratore la rubrica completa sincronizzata con il cellulare.

Silenzio. Un senso di vuoto permea la stanza dove LEI si trova, e di nuovo la prende quella voglia di scagliarsi fuori di colpo come uno sputo dalla bocca di un avvinazzato, ma in quel momento suona di nuovo il telefono, e così subito risponde, con voce improvvisamente allegra. L’amica di prima si scusa con un groviglio di parole, ma soltanto per dire in fretta, ricollegandosi ai discorsi precedenti, che non le piacciono le abitudini, e tutto quello che ha ascoltato poco prima adesso le sembra poco adatto alle circostanze. “Hai ragione”, fa LEI sentendosi sollevata da quella voce che adesso la fa sentire bene, lontana dai pensieri che la prendono quando sta da sola e non può neppure scambiare un’opinione con qualcuno. “Però talvolta anche le abitudini aiutano a sopravvivere”. L’altra non è d’accordo, dice che bisogna lottare per non abbandonarsi a quello che ora chiama “l’assuefazione all’esistenza”, e che tutti coloro che si adagiano a questo comportamento smettono prima o dopo persino di avere dei pensieri nuovi.

LEI resta in silenzio, non aveva mai riflettuto una cosa di quel genere, poi, sottovoce, dice che deve rifletterci meglio su questa opinione, perché in questo momento non sa decidere se sia giusto oppure sbagliato parlare in questi termini, e comunque, senza dirlo, le sembra di essere rimasta indietro rispetto a delle concezioni di quel genere. Si salutano, dopo qualche altro discorso più leggero, ed alla fine, una volta riagganciata la conversazione,  torna ad alzarsi dalla sedia e ad avvicinarsi alla finestra, per guardare un’altra volta qualcosa giù sulla strada. “Forse devo smetterla”, pensa adesso con forza. “Commiserarsi non ha mai aiutato nessuno, tantomeno me”.

Bruno Magnolfi

Normali abitudini.ultima modifica: 2020-12-06T20:18:31+01:00da magnonove
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