Dentro l’edificio.

 

Vado avanti lungo questo corridoio poco illuminato senza neanche sapere dove porta, anche perché arrivato a questo punto non posso proprio fare nient’altro. Non ricordo neppure in quale maniera io sia entrato dentro questo edificio, e soprattutto non conosco affatto il motivo che mi ha portato in questi ambienti, però tutte le porte che ho incontrato fino adesso durante il percorso sono risultate tutte chiuse ermeticamente. Arriva intanto di fronte a me un tizio strampalato con una sigaretta spenta in bocca: “forse me la può accendere”, mi fa prima che possa dirgli qualcosa d’altro, ed io per riflesso condizionato rovisto subito nelle mie tasche fino a quando trovo dei fiammiferi. Mentre lui si serve della fiammella, gli chiedo se per caso ci sia un’uscita da quella parte, e lui mi fa subito cenno di si: “certamente”, dice in un attimo, anzi, se vuole posso anche accompagnarla, che tanto non ho niente di importante da fare”.

Accetto, naturalmente, e così ci mettiamo a camminare in maniera molto calma, visto che lui sembra proprio non avere alcuna fretta, e dopo circa una ventina di metri o forse di più, viene spalancata di colpo una porta metallica di tipo tagliafuoco, ed ambedue ci ritroviamo in un attimo all’interno di un parcheggio all’aperto non proprio enorme, però abbastanza pieno di macchine ferme, in questa specie di terrazza scoperta che resta ad un’altezza di diversi metri dal piano della strada sottostante, all’apparenza del tutto deserta. Lui continua a fumare, e comunque si ferma, forse per farmi ammirare il grigio e piatto panorama che si vede da lì, mentre io intravedo la rampa di accesso a quel piazzale e quindi mi sento parzialmente tranquillizzato.

“Potremmo farci un bicchierino”, mi fa lui sempre con i suoi modi strani di gesticolare e di guardarsi attorno. Annuisco, in fondo non ho da recarmi in nessun luogo particolare, e così rientriamo nel labirinto dei corridoi, fino a ritrovarsi subito dopo in un minuscolo locale praticamente costituito soltanto dal bancone, dove a dire la verità c’è soltanto il barista, ed in questo momento nessun altro cliente, se non giusto noi due. Ci facciamo servire subito qualcosa, ed il tizio insieme a me dice al barista, come fosse una cosa di cui ridere, che “questo signore non riusciva neppure a trovare l’uscita”. “Ha bisogno di un sostegno”, dice l’altro, quasi a sottintendere che io non sia del tutto in condizioni di girare da solo in questo edificio. Non replico, mi basta sapere che tra poco potrò andarmene, e lasciare alle spalle questa strana situazione. Il tizio mi lascia pagare, poi torniamo nel dedalo dei corridoi, ma lui mi chiede di aspettarlo un momento, sparendo dietro una porta lucida dove c’è scritto soltanto ‘direzione’.

Attendo, mi accosto alla porta ma non avverto all’interno alcun rumore, quindi dopo qualche minuto busso con leggerezza, poi aspetto ancora, quindi mi decido a socchiudere l’uscio e a dare un’occhiata all’interno. Ci sono diverse persone sedute attorno ad un tavolo, tutte sotto a delle lampade che proiettano una luce bianca quasi sfolgorante, così richiudo la porta temendo di aver interrotto qualcosa di fondamentale. Credo nessuno mi abbia notato, così dopo qualche altro momento torno ad aprire e a chiedere notizie di una persona entrata là dentro da poco. Tutti adesso mi guardano con un certo sospetto, il tizio di prima non è tra di loro, nessuno si decide a rispondermi o a darmi qualche indicazione. Alla fine uno dice soltanto: “adesso non è proprio il momento”, così torno a chiudere la porta e a ritrovarmi semplicemente da solo.

Bruno Magnolfi

Dentro l’edificio.ultima modifica: 2020-02-25T20:22:54+01:00da magnonove
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