Immobilità del resto.

Lei è lei, prima di tutto. Certe volte si addormenta davanti alla televisione, ma non lo fa con consapevolezza completa: difatti generalmente del suo gesto conserva in seguito soltanto un’espressione quasi compiaciuta sul viso, come se davvero tutto quanto attorno procedesse comunque e autonomamente in avanti, nonostante persino anche in altri casi simili lei risulti spesso praticamente assente, proprio come se in tutti questi casi fosse fortemente indaffarata in qualche altra attività. Cosa importa, dice la donna, il tempo in fondo è una misura astratta: non c’è alcun bisogno di consultare un calendario, un orologio, un indicatore qualsiasi di quell’elemento che, comunque sia, procederebbe in ogni caso soltanto per proprio conto, indipendentemente dalla volontà di tutti. Se resto qui e mi guardo attorno, sicuramente ci dev’essere un motivo, anche se oramai anche questa giornata è sprofondata nella notte, e alla fine probabilmente non c’è proprio più niente da vedere intorno, neppure qualcosa di minimo da scrutare fuori dalle finestre di questo appartamento. Poi si alza dalla seggiola dove è rimasta seduta fino adesso, e adopera la disposizione di alcuni piccoli oggetti quasi per mostrare che le cose in fondo hanno anche un proprio senso, e che non si può sempre fingere completa indifferenza rispetto a loro, perciò scansa velocemente con una mano tutto quanto sopra al tavolo, e passa con gran naturalezza ad occuparsi d’altro.

Se esce da casa, lo fa soltanto per non dover ancora vedere quelle medesime disposizioni degli oggetti attorno a sé, e quando è fuori le pare quasi sempre, lungo le strade che è solita percorrere, che tutto ciò che conta una volta di più sia davvero lì, proprio davanti a quei suoi occhi chiari, tra le vetrine e le persone non del tutto estranee tra loro, ma che forse assurdamente si incontrano senza riuscire neppure a riconoscersi. Buongiorno, dice chiedendo appena con un sorriso qualcosa al negoziante. Ecco, dice l’uomo, quanto le mostro è senza dubbio qualcosa di speciale, un prodotto che non si riesce a trovare facilmente, e che per una donna come lei è quanto di più adatto oggi si possa trovare sul mercato. Lei, pur comprendendo quanto le parole riescono a nascondere una sicura trappola pur bonaria e senza dubbio ammessa in certi casi, assume comunque un’espressione di convinta meraviglia, e infine esce dal negozio sicura di aver fatto quanto era a dir poco doveroso, almeno secondo il suo punto di vista.

Le amiche di sempre si sono ritrovate anche stasera per discorrere una volta di più delle medesime cose di ogni volta, e la donna, pur cercando in qualche modo di evitarle, alla fine riesce a scovarle in uno dei caffè usuali che sono solite frequentare tutte assieme. Lei non parla mai con loro dei suoi problemi, anche se dice molto di sé e del suo modo di interpretare la realtà. Sfiora le cose, utilizza spesso le parole che tutti una volta o l’altra vorrebbero sentirsi dire, e alla fine sorride mostrando un’espressione completamente finta, ma che sa benissimo non verrà mai presa troppo seriamente. Le altre parlano, ridono, anche se alle sue spalle forse direbbero altre cose ridendo differentemente, ma lei ne è consapevole, e questo basta.

Quando rientra in casa è sempre troppo tardi, ma in fondo non ha alcuna importanza, risultando la propria consapevolezza semplicemente un intercalare usuale di quasi tutti i suoi pensieri. Ogni cosa è rimasta più o meno al proprio posto, e se questa può forse sembrare una disdetta, però contemporaneamente è anche una fortuna. Tutto comunque procede in qualche modo, e lei sembra come sempre disposta ad imparare nuovi metodi di comportamento: l’immobilità è un termine che lei non ha mai preso in esame, non fa nemmeno parte del suo vocabolario, perciò non lo conosce; quindi praticamente non esiste.

Bruno Magnolfi

 

Immobilità del resto.ultima modifica: 2015-01-03T18:45:01+01:00da magnonove
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