Uomo precoce.

 

A lui da piccolo certe volte gli bastava anche soltanto starsene seduto davanti al tavolo della cucina, oppure rimanere in piedi lì davanti, per poi girare lentamente attorno al piano orizzontale, giusto per arrivare là sopra con gli occhi e quando serviva con le mani, e disporre così su quella superficie gli oggetti che conosceva meglio o che aveva più facilmente a disposizione in casa, sistemandoli in buffe combinazioni di cui conosceva il senso solo lui, spesso forse in modo del tutto casuale, oppure secondo degli accostamenti che forse aveva visto già da qualche parte, inventandosi comunque in questo modo dei giochi e dei divertimenti tutti inediti, che duravano spesso anche a lungo, cambiando ogni tanto posizione a qualche pezzo e modificando in qualche modo il panorama, restando poi ad osservare tutto quanto da diverse angolazioni, fino a vederci là in mezzo chissà quali operazioni insolite, chissà quali prospettive. Francesco era fatto in questo modo quando aveva cinque anni, e sua mamma ogni tanto lo guardava e sorrideva, mentre suo padre in quei lunghi pomeriggi in casa non c’era quasi mai.

Ma guarda che cosa sei riuscito a mettere su oggi, gli diceva Anna con la sua voce molto pacata e anche rassicurante, chiedendogli con garbo che cosa rappresentasse quella tale messinscena; e Francesco qualche volta se ne usciva fuori con delle immagini che indubbiamente vedeva solo lui: una strada, diceva; oppure: il mare; o anche: tutti i parenti di una famiglia grande. Impossibile ribattere qualcosa, la sua fantasia probabilmente lo faceva arrivare in luoghi impossibili da raggiungere per gli altri. Tutto poi perdeva velocemente di consistenza, e in un attimo, una volta stufo delle disposizioni di quegli oggetti già adoprati, Francesco si interessava d’altro, lasciando tutto quanto al suo destino.

Sua mamma in quegli anni si sforzava di comprendere cosa mai volesse esprimere quel suo bambino, oppure se dietro quei suoi comportamenti ci potesse forse essere un piccolo disagio di chissà quale natura, ma lui appariva sempre tranquillo, si comportava ogni volta con normalità, e se forse qualche volta era leggermente taciturno anche con i suoi piccoli amici della scuola materna, tutto questo secondo Anna faceva soltanto parte del suo carattere, niente di più. Lei quando poteva lo portava sempre con sé fuori da casa, in luoghi pubblici: ai giardini, a passeggiare lungo le strade del quartiere, per negozi, al supermercato, e certe volte gli faceva compiere qualche piccola azione anche da solo: recarsi da un vicino, oppure in un negozio non troppo lontano dalla loro casa, e poi anche rispondere al telefono ed aprire la porta di casa quando qualcuno veniva  a suonare il campanello, proprio per dargli sempre dei compiti, impegnarlo, stimolare la sua personalità, per vedere quali fossero mai le sue reazioni, anche se lui si dimostrava sempre assolutamente all’altezza e capace di svolgere ogni cosa, senza mai manifestare alcun problema, mostrando intelligenza, attenzione e soprattutto grande sensibilità.

Poi smise di fare tutto, da un giorno all’altro, ed anche riuscendo a mostrare un comportamento in qualche modo simile a prima, si vedeva che qualcosa dentro di lui stava cambiando, ed anche un po’ troppo velocemente, quasi per farne precocemente proprio un uomo.

Bruno Magnolfi

Uomo precoce.ultima modifica: 2017-10-31T20:49:51+01:00da magnonove
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