Debiti variabili.

 

Io sono uno qualsiasi, questo mi sembra evidente. In qualsiasi momento potrei mescolarmi con gli altri, camminare lungo le strade insieme a tutti quanti, e nessuno mai riconoscerebbe in me proprio colui che si è andato stupidamente ad indebitare con certa gente di pochi scrupoli, alcuni piccoli strozzini con poco cervello e delle aspettative esagerate, date solo dai loro comportamenti da sbruffoni. In ufficio durante il lavoro mantengo quasi sempre un basso profilo, mi interesso soltanto delle mie cose, salvo le volte in cui qualcuno dei miei colleghi esagera e mi fa innervosire, ma succede veramente di rado, anche se è quello il momento in cui sbotto davvero, limitandomi però ad alzare appena la voce, e poi basta. Ma questo in effetti non succede oramai da tanto tempo, in quanto ho ben altri problemi ultimamente che assorbono in ogni istante quasi tutti i pensieri che mi passano per la testa.

Arriva da me il solito Torrini per chiedermi qualcosa di un certo incartamento di cui mi sono occupato. Gli sorrido, dico che non deve preoccuparsi, perché naturalmente è tutto a posto, e in ogni caso ci penserò io a controllare di nuovo le cose se proprio ci tiene. Mi guarda con un briciolo di sospetto, ed io gli dico subito che mi piace la sua cravatta, è una fantasia molto bella. Lui si schernisce, sorride, è un regalo, mi fa. Devo chiederti un favore, gli fo invece io. Che genere, fa lui. Un piccolo prestito, gli sparo in faccia guardandolo fisso. Bé, non ho molto, mi fa: quanto sarebbe la cifra. Un ventino, gli dico, riuscendo a non distogliere gli occhi. Lui pensa per qualche secondo: la metà, mi dice subito, non un soldo di più. Va bene, gli fo, sapendo perfettamente che era quella la vera cifra che fin da subito avevo in mente. Sei un vero amico, gli fo, anche se ambedue sappiamo che non è proprio così.

Ci prendo il tre percento ogni mese, mi fa, come sempre. D’accordo, gli dico, un mese sarà sufficiente, al massimo due. Domani? Va bene, mi dice, domani ti porto la busta. Così una volta rimasto da solo mi piego sopra al lavoro che ho da sbrigare: farò il massimo degli straordinari inventando qualcosa per tenere buono il mio capoufficio rifletto, ma presto sarò fuori e anche per bene da questa specie di incubo. La cosa più importante di tutte è che Anna non sappia niente di tutta la storia, e che non abbia neppure un sospetto, e per questo motivo devo farle distogliere l’attenzione dai soldi che entrano e che escono da casa nostra. Il nostro conto in banca è già vuoto, ma sono stato bene attento a non mandarlo in rosso, così non possono arrivare delle comunicazioni o qualche strana richiesta.

Forse sono un disgraziato, un disgraziato qualsiasi, uno che si è fatto fregare come uno stupido, e che adesso deve arrancare chissà quanto tempo per rimettersi in carreggiata. Eppure non faccio niente di male, vivo e lavoro come fanno tutti, ed ho una famiglia, esattamente come gli altri. Probabilmente devo imparare qualcosa, ma non so bene cosa, perché nessuno me lo ha mai spiegato. Non voglio perdere tutto, sono sicuro di poter lottare come un leone per cercare la strada più giusta, ma sono fiducioso, le cose in poco tempo si aggiusteranno penso, e tutto tornerà rapidamente nella maniera come è sempre stata. E poi sarò più tranquillo tra non molto; soddisfatto e contento come non sono mai stato, sia delle mie cose che della mia vita.

Bruno Magnolfi

Debiti variabili.ultima modifica: 2017-10-25T20:35:56+02:00da magnonove
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