Variazioni attese.

 

Adesso guardo dentro di me e non vedo niente, dice lui al suo amico. In fondo non posso neppure stupirmi troppo di tutto questo, in quanto non ho mai fatto quasi nulla per una mia pur sacrosanta esigenza personale, nulla che mi prendesse davvero fino in fondo, ed ho sempre lasciato al contrario scorrere le cose per proprio conto, semplicemente per indifferenza, senza mai interromperle, senza mai chiedermi se dovessi o meno tentare di cambiarle.

Non c’è niente di male, dice l’altro; guarda me: anche io non mi preoccupo di nulla, ed ogni volta che ho cercato di variare le cose da cui mi sento circondato, alla fine mi sono sempre scoperto con un semplice pugno di mosche nelle mani, se non peggio. In ogni caso però ho sempre pensato che l’esistenza fosse fatta esattamente in questo modo: ci sono delle cose che vanno avanti da sé, per propria indole, inutile opporsi, non serve proprio a niente, tanto vale gustare con semplicità quei frutti che ci vengono offerti, senza chiedere nulla di diverso.

Attorno a loro non c’è molto a parte la natura, soltanto dei campi quasi abbandonati appena fuori dall’ultimo paese ai margini di quella strada provinciale, e i due hanno appoggiato le biciclette al tronco di un vecchio albero, sul ciglio della strada, e poi si sono seduti su di una bella pietra liscia, piazzata in modo orizzontale. C’è il sole oggi, dice ancora l’amico, non dovremo preoccuparci d’altro, le giornate scorrono come le ruote delle nostre biciclette sulla strada, non dobbiamo fare niente, soltanto lasciare che tutto sia ancora così, senza neppure immaginare cose differenti.

Questo è ancora un buon punto di vista, se niente interviene per guastarlo, riprende lui. Ma il fatto che io adesso abbia iniziato a sentire questo vuoto sia dentro che fuori di me, significa qualcosa, qualcosa a cui non posso rimanere indifferente: devo reagire, devo intervenire, addirittura allearmi con quanti provano lo stesso mio malessere, e trovare al più presto delle soluzioni che migliorino il mio stato e anche quello di tutti gli altri, se è possibile.  Non vedo delle buone prospettive per te, gli fa l’amico. Solo un futuro di incertezze e di sicure sofferenze. Ti potresti ritrovare ad aver sprecato molto del tuo tempo senza essere riuscito ad avere in cambio neppure una minima soddisfazione.

I campi attorno profumano di umidità, ed una fila di alberi simili tra loro segna indubbiamente il margine di un piccolo torrente, o forse di un vecchio fosso scavato dagli uomini per l’irrigazione, che corre diritto e regolare poco lontano dal ciglio della strada. Non si vede nessuno attorno, neppure un’auto che gira per sbaglio da quelle parti, ma la sensazione che produce il luogo è quella di una porzione di mondo rimasto quasi immobile da decine d’anni.

Non so dove andare a cercare ciò che mi serve in questo momento, dice ancora lui, però è solo questo il mio problema; credo di dover dare spazio alle mie esigenze, anche se non mi convincono: devo approfondirne degli aspetti, cercarne il senso, indagare cosa possa esserci dietro questo malessere che spinge, che mi fa sentire inappropriato. Poi si alza dalla pietra, l’altro lo guarda, infine si alza anche lui ed insieme tornano a salire sulle loro biciclette. Il silenzio, forse è il silenzio quello che ci vuole, conclude lui iniziando a pedalare: abbiamo tutti parlato persino troppo, senza riuscire alla fine a spiegarci proprio niente; saranno i fatti, da ora in avanti, anche le semplici variazioni quasi insignificanti, che nel prossimo futuro dovranno spiegare quale sia la direzione. Basterà per noi posizionare le antenne ben alzate, mettersi da subito in ascolto dei segnali, ed il resto forse arriverà da solo, dandoci tutte le indicazioni che ci servono.

Bruno Magnolfi

Variazioni attese.ultima modifica: 2017-01-30T20:39:09+01:00da magnonove
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