Al centro del vuoto (ritratto n. 13).

            

            Uno dei ragazzi le dice qualcosa a voce alta ridendo, Argenta senza fretta si volta all’indietro come sostenendo una parte, lascia in aria un’impercettibile pausa, poi fa segno di no con la testa, e riprende a camminare guardando avanti a sé in piena tranquillità, allontanandosi. Al pomeriggio generalmente arriva per ultima ed è sempre la prima ad andarsene via, qualcuno ogni tanto lo fa notare a voce alta, ma a lei non importa, i suoi orari quasi sempre sono quelli, e poi ha spesso qualcos’altro da fare, e a lei non dispiace allontanarsi quando tutto il gruppo è ancora lì, a far niente, senza neppure un motivo buono per tirare a far tardi in quel modo.

            Certe volte dicono di lei che è la più strana tra tutti, e forse lei ne è consapevole, ma quello ormai è il suo personaggio, quello che ha deciso da sempre di interpretare, e ci sono dei giorni in cui farebbe di tutto pur di non uscire neanche per un attimo da quella sua parte. Non cerca di nascondere alcun lato di sé, ma è consapevole come il suo tormento più forte alla fine sia proprio la noia, ed è per questo motivo che sta sempre a cercare di prevenire il momento in cui potrebbe iniziare a provarla. Qualcuno del gruppo evita persino di rivolgersi direttamente ad Argenta, forse soltanto per evitare le sue sparate taglienti ed il suo gusto polemico. Lei sorride, cerca di far pesare la sua presenza, anche se non le piace quasi mai essere al centro dell’attenzione.

            Gli altri, quando non c’è, dicono che la sua famiglia sia piena di soldi, e lei non nega mai questa notizia quando ne parlano, anche se sa perfettamente che non c’è niente di vero in quelle parole. Le piace la solitudine, forse ancora di più che starsene in mezzo a quella comitiva di sfaccendati, ed il resto del gruppo questo non riesce del tutto a comprenderlo. Certe volte a lei piace anche non farsi vedere per niente all’ora in cui si radunano tutti quanti davanti al solito chiosco di bibite dei giardinetti. Magari passa da lì lungo la strada adiacente con il suo motorino, saluta qualcuno con un cenno della mano, e tira diritto, consapevole di non avere una meta, ma fiduciosa di trovare in fretta un luogo interessante verso dove dirigersi. Spesso pensa che non le porterà mai niente di buono un comportamento del genere, ma non riesce ad agire in maniera diversa, e con tutta sincerità neppure lo vuole.

            Poi un giorno arriva, si siede in silenzio ad uno dei tavolinetti sopra la ghiaia, qualcuno dei ragazzi la saluta senza troppa enfasi. Lei prende una lattina di aranciata dal chiosco, torna a sedersi vicino agli altri, in silenzio, ma in due o tre si alzano, dicono che devono andare, ed altri affermano che vogliono accompagnarli, e in un attimo Argenta si ritrova da sola, senza che sia riuscita neppure a finire di bere quella sua lattina. Allora si alza, si sente stizzita anche se non vorrebbe, per la prima volta è da sola in un posto generalmente sempre pieno di gente. Getta la lattina con ancora un po’ d’aranciata dentro al cestone, si muove con incertezza, perplessa, infine torna lentamente verso il suo motorino, lo avvia, e senza alcuna convinzione riparte: forse non tornerà mai più in quel ritrovo di amici, pensa;  o almeno lascerà trascorrere un bel po’ di tempo prima di farsi vedere ancora da quelle parti. In ogni caso rifletterà molto a fondo su tutto quanto, di questo ne è più che sicura.

 

            Bruno Magnolfi

Al centro del vuoto (ritratto n. 13).ultima modifica: 2013-08-23T21:30:00+02:00da magnonove
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