Le solite pecore.

Via, pensava l’uomo camminando a passo svelto lungo il marciapiede; via da qui, da questi luoghi dove non c’è niente, solo indifferenza, grigiore, e una miriade di persone lontane l’una dall’altra, come se pur sfiorandosi continuamente ognuna mostrasse integra in questo modo la propria individualità. Lungo la strada c’era il solito traffico del pomeriggio, la giornata era piena di nuvole, tutto prometteva una serata qualsiasi. Le mani restavano sprofondate nelle tasche della sua giacca, il suo sguardo, privo di qualsiasi ottimismo, continuava a guardare lo spazio avanti a sé, senza un interesse preciso, se non quello di muoversi, procedere verso qualcosa, una meta qualsiasi. Sul largo piazzale si apriva un centro commerciale, la gente andava e veniva attraversando le porte a vetri scorrevoli, e alcuni stazionavano là fuori, a fumare e a parlare tra loro.

Forse sarebbe stato possibile confondersi tra tutti, passeggiare osservando le vetrine dei negozi e lasciare quei suoi pensieri ad un altro momento, pensava l’uomo, ma qualcosa lo spingeva a prendere una decisione, a definire le idee che parevano nella sua testa ormai come un treno in piena corsa, così si fermò davanti ad un gruppetto di persone solo per immaginarsi di dire loro con voce alta, richiamando l’attenzione anche di altri, che tutto ciò maggiormente evidente era che nulla di quanto si stava compiendo aveva senso. Probabilmente qualcuno avrebbe sorriso, altri sarebbero rimasti in silenzio, senza comprendere i motivi che spingevano l’uomo a dire cose del genere. Lui non si sarebbe preoccupato di niente, se non di dare seguito a quelle sue parole, giusto per confermare quanto era insulsa la vita osservata da quel suo punto di vista.

Invece rimase in silenzio ad osservare qualche espressione di coloro che proseguivano a fumare e a parlare di cose leggere che parevano senza particolare importanza. In fondo lui sapeva benissimo che sarebbe stato impossibile scuotere le coscienze in quella maniera, così rimase ancora qualche minuto là in mezzo, senza risolversi a niente, e infine riprese la sua camminata, senza altri indugi. Cosa c’era di male, pensava, nel dire agli altri ciò che passava nella sua testa, sarebbe stato anzi un suo preciso dovere comportarsi così, se non fosse stato per quella odiosa paura di non riuscire a spiegare adeguatamente le cose che a lui apparivano evidenti.

Camminò ancora a lungo senza risolversi ad andare verso un luogo preciso, osservò l’espressione di ogni persona che incrociava lungo quei marciapiedi, cercò di concentrarsi ancora sulle sue idee, e quando infine tornò nei pressi di quel piazzale, proprio di fronte al centro commerciale, l’uomo si rese conto che c’era il solito gruppetto là fuori, anche se costituito da altre persone rispetto a poco prima. Stavolta non stette neppure a fermarsi, non si preoccupò minimamente di quale potesse essere il risultato, e passando là in mezzo, come se parlasse con tutti e con nessuno in particolare, alzò la testa e diresse lo sguardo ben fermo in avanti, dicendo con voce distesa: siamo soltanto delle pecore, lasciando così tutti perplessi ad osservarlo con curiosità.

Bruno Magnolfi

Le solite pecore.ultima modifica: 2011-02-01T21:40:49+01:00da magnonove
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