12 pensieri su “Racconti minimi – Villi

  1. Ciao. Non parlo più tanto bene l’italiano. Sono contenta che tu ti ricordi delle nostre serate. Anche io mi ricordo di tutto. Non ti ho perdonato, però di che cosa questo no, non lo ricordo. Sei stato bravo, ti scriverò ancora. Ciao. Villi.

  2. Ritrovare vecchie storie che tornano dal fondo di una scatola, una lettera, una cartolina, saltata fuori d’improvviso e …sei già a ricordare il suono della sua voce, il colore dei suoi occhi, a ricordare le conversazioni notturne fino al termine della notte, tra stradine fuori mano, locali sulla statale.
    Lunghe conversazioni notturne dietro i vetri appannati e bagnati di pioggia, di una vecchia utilitaria, a prendere decisioi di cosa non si ricorda più…E’ il potere evocativo della parola.
    bella storia .
    P.S :E’ il “ti scriverò” che non mi và giù…è un impegno finto, nessuno lo rispetta mai …unico effetto, fa piangere .

  3. Trovo che il racconto del 7-6 sia un delizioso spaccato di coppia ancora innamorata, lei chiede attenzione al suo uomo, sbattendo cassetti e rigovernando distrattamente, (tipico di una donna in difficoltà) altrettanto lui le parla, ma non chiede altro che di essere compreso…basterebbe che lei si fermasse e si voltasse verso di lui, per cercare i suoi occhi e poi col sorriso di sempre lo stringesse a se sussurrandogli ” parole d’amore…e poi in silenzio cercarsi per ritrovarsi.
    Un gesto d’amore rassicura più di tante parole.

  4. Bè i malintesi si creano sempre in una coppia se, uno dei due o entrambi hanno smesso di ascoltarsi…Qualcuno mi ha riferito che avvolte finisce di parlare, esprimendosi solo a monosillabi ..e che lentamente poi finisce col non ascoltare più quel che dicono gli altri … e dunque con tali premesse come si pretende poi di essere capiti, e compresi dal compagno o dalla compagna a cui non parliamo più da tanto? Che non ascoltiamo più da una vita? E che avvolte evitiamo persino di guardare negli occhi? Bene dopo tutto questo, come possiamo immaginare che comprenda anche lontanamente i nostri maliumori? I nostri “monosillabi”? O le nostre incomprensibili richieste d’aiuto? Facile sentirsi dunque incompresi!!
    E così avvolte si finisce col preferire di parlare ad un amico in ufficio o alla collega del centro servizi, che tanto ci ricorda qualcuno..e che ci sembra veramente intelligente e comprensiva, una spalla disponibile, e com’è facie sorprendersi nello scoprire che prova proprio “le nostre stesse” percezioni di dolore, sofferenza e solitudine?!
    Certo il personaggio femminile così descritto risulta, fuori da tutto, sciocco e superficiale, insensibile e affatto recettivo ai messaggi di accoglienza di lui..E’ rigido ed è inespressivo
    Mentre il personaggio maschile è dolce e si mostra disponibile al dialogo, e chiede solo d’ essere compreso e sostenuto… non chiede poi tanto? Sentirsi compresi è la premessa indispensabile dell’amore. Quale donna innamorata non sosterrebbe e non condividerebbe la tristezza del suo uomo con la sua ?

  5. Un grido di dolore si ascolta e non si commenta, perchè ogni grido ha bisogno di silenzio, perchè il silenzio faccia da cassa di risonanza, affinchè il suo ‘eco si propaghi e si diffonda nello spazio.

  6. Un grido di dolore si ascolta e non si commenta, perchè ogni grido ha bisogno di silenzio, perchè il silenzio faccia da cassa di risonanza, affinchè il suo ‘eco si propaghi e si diffonda nello spazio.

  7. Un grido di dolore si ascolta e si commenta . Un grido di dolore rende palese la propria sofferenza. Si urla perchè il dolore possa sedarsi. Si grida anche per dire basta, per far smettere tutto! Si viene al mondo con un grido di dolore e si afferma per la prima volta così la propria esistenza, penso che lei oggi ci stia comunicando tutte queste cose . Le diverse sensibilità sono un’arricchimento per tutti noi, e non c’è che da essere fieri oggi di questo, e se poi abbiamo la fortuna d’aver incontrato sensibilità a noi affini allora questa è una cosa meravigliosa… impariamo quindi a difenderle come fà lei dall’ignoranza e dalla superficialità di molti

  8. Ritengo che il racconto del 9-6 sia un bello spaccato della nostra società attuale. Ogni sera provo la stessa angoscia nel assistere a dibattiti polittici, o a dibattiti accorati tra amministratori e cittadini o ecc..dove tutti affermano il contrario di tutto… e tutto mi appare desolante e privo di contenuti.
    Tutti sapevano, l’avevano previsto ma..Ma manca ormai la speranza, bisognerebbe ricostruire la speranza non delle certezze, ma della coscienza individuale..di una via da seguire. In questa complessità della nostra situazione sociale, penso ai disastri naturali , che per esempio generano una “resurrezione della solidarietà” spontanea, e dunque “Solidarietà” e “Responsabilità” sono le sorgenti dell’Etica”e noi dobbiamo resuscitarle per tornare a dialogare…L’identità umana è parcellizzata, occorre capire l’unità umana nella sua interezza, dall’individuo alla sua famiglia, al quartiere, al comune , al mare…Una nuova trinità, costituita dall”‘Individuo”, dalla” Società”, e dalla”Specie”, dove c’è continua interazione, perchè l’individuo influenza la società, che determina la specie che a sua volta agiscie sull’individuo e sulla società e così si vede che al tempo stesso siamo ” Prodotti” e ” Produttori”.Il racconto stimola ad una vaietà d’interpretazioni tali che per il momento mi fermo qui. Bellissimo racconto ..Grazie!

  9. Il racconto del 9-6 l’ultima assemblea… parla d’incomunicabilità, di mancanza di fiducia nei confronti dell’altro, di degrado di rapporti sociali…e quando tutto ciò avviene… è devastante.

  10. dall’assemblea, ( macro) al micro dei rappoti di amicizia o di coppia, penso a come un modo di sentire sociale finisca per ‘influenzare anche i rapporti di coppia o di amicizia..io per mestiere faccio il tassista e sono a contatto tutti i giorni con la gente..e mi rendo conto come non ci si fidi più dell’altro, ci si controlla, e spesso i rapporti degenerano per poco più di nulla. Anche nell’incontrarsi c’è difficoltà… ci si guarda con sospetto, chi non è conformato al modello è fuori, genera in noi turbamento, insicurezza, paura. Spesso basta una piccola difficoltà e i rapporti si perdono.. si teme tutto ciò che metta in discussione, le nostre certezze…. Tutto appare precario.

  11. Il bambino malato per “auto difesa”, fantastica e spesso si rifugia in un mondo di fantasia, lì i colori tornano a risplendere e tutto è allegro e leggero..mentre la reltà d’improvviso appare spenta e distante..come il sorriso della mamma.

  12. I sentimenti vissuti da un bambino malato durante un lungo periodo di malattia sono molteplici e comprendono, l’ansia , la paura, il dolore, la rabbia. anche la separazione dalla madre concorre a determinare disturbi del comportamento di varie entità. La relazione madre figlio può considerarsi Il” primo tirocino”socio culturale per i processo di socializzazione del bambino. Ogni interferenza “madre – figlio rischia di’interrompere o rallentare, traguardi evolutivi del bambino, creando disorientamento, influenzando il suo grado di affettività che col tempo può impoverirsi :il bambino inventa pericoli fantastici, mostra evidenti sintomi di egocentrismo o manifesta stati di profonda tristezza.
    Da bambina sono stata malata per un lungo periodo e vi confesso che d’allora mi sono sentita un pò speciale..

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