Punta di matita.

 

Lo ha visto andare via, Cinzia. Stava compilando gli ultimi esercizi di matematica nella camera al piano superiore, ed ha gettato distrattamente uno sguardo dalla finestra verso il giardinetto davanti alla sua casa, proprio nell’attimo in cui il signor Renai con la mano sul cancello si è voltato a salutare. Allora lei dopo qualche minuto è scesa, è andata da suo padre che nel frattempo era rientrato nel suo studio, e con tutto il riguardo e la cortesia possibili gli ha chiesto sorridendo una qualche spiegazione. E’ un assicuratore, oltre ad essere il padre di un tuo compagno di liceo, le ha detto corto il signor Baronti; è venuto fino qui soltanto per propormi una nuova polizza. Certe volte il mondo è piccolo, le cose paiono imbrogliarsi in un momento, ma è sempre meglio avere le idee piuttosto chiare su quanto ci succede attorno.

Francesco a scuola il giorno seguente non ha proprio saputo neanche spiegarselo, però in fondo del mestiere di suo padre lui non conosce praticamente quasi nulla, ha soltanto visto qualche volta da fuori il palazzone delle assicurazioni che si erge lungo il viale, dove sa che lui va a svolgere ogni giorno le sue mansioni di impiegato insieme a chissà quanti altri. Certo, che i loro genitori adesso abbiano cominciato quasi a frequentarsi, anche se soltanto per ragioni sostanzialmente di lavoro, potrebbe essere qualcosa di antipatico, ma nonostante tutto questo secondo lui senz’altro non potrà mai cambiare niente nel loro rapporto e in loro due. Per Cinzia invece qualcosa sembra si sia messo di traverso, anche se non saprebbe spiegare il motivo esatto di questa sensazione negativa che sta provando.

Così poi sono usciti assieme nel pomeriggio, ed hanno fatto il solito giro lungo le strade del centro per parlare e scambiarsi delle idee. Mi pare tutto così strano, ha detto Cinzia ad un certo punto. Se tuo padre lavora dentro ad un palazzo pieno di uffici, non capisco proprio per quale motivo debba andare al domicilio di un cliente. Non lo so, ha risposto Francesco, ma ciò che credo importante è che in fondo tutto questo non riguarda niente di noi due. Ti voglio bene, ha detto allora lei senza guardarlo, per me non sei soltanto un amico o un semplice compagno di liceo. Lui è rimasto in silenzio, ma un’emozione forte e improvvisa lo ha raggiunto agli occhi fino a farlo quasi lacrimare. Lei gli ha preso la mano infilando delicatamente la propria nella sua tasca del giubbotto, Francesco l’ha subito stretta e si è sentito bene, come mai era stato.

Lungo il corso sono entrati in un caffè, si sono seduti ad un piccolo tavolo in disparte e si sono guardati per un po’. Lui ha tirato fuori una matita, e su un tagliolino di carta ha sbozzato rapidamente l’espressione di lei, i suoi occhi, il suo sorriso. Avevano voglia di abbracciarsi, ma a nessuno dei due veniva in mente di volersi spingere con rapidità troppo in avanti. Così hanno bevuto semplicemente un succo di frutta a mezzo, poi sono usciti e Francesco ha deciso di riaccompagnarla fino davanti alla sua abitazione. Potremmo lavorare insieme ad un grande disegno, le ha detto d’improvviso, qualcosa da appendere in seguito magari nel corridoio principale della scuola se il preside ce lo permette, e a lei l’idea è subito piaciuta molto. Perciò si sono dati appuntamento per il giorno seguente, portando già le proprie idee ed anche i progetti da confrontare, ancora prima dell’inizio della realizzazione vera e propria dei bozzetti.

Bruno Magnolfi

Punta di matita.ultima modifica: 2018-02-14T20:22:32+01:00da magnonove
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