Lenta costruzione di uno come tutti.

Anche in mezzo a tutti gli amici, proprio mentre loro si scambiano scherzi e battute come quasi sempre continuano a fare, lui non riesce mai ad argomentare qualcosa di personale che valga la pena di essere ascoltato, limitandosi perciò a seguire gli altri e tutt’al più ad annuire, magari prestando attenzione soltanto riguardo certi argomenti, e in ogni caso sempre senza alcuna insistenza. Qualsiasi cosa venga detta, gli viene naturale confrontarla immediatamente con la propria opinione, anche se poi, attorno a molti temi, gli vengono in testa mille altri dubbi, tanto da non riuscire neppure a capire se sia davvero d’accordo con ciò che si dice tra quei tavolini di quel locale dimesso, oppure no. Pur tentando ogni volta di conservare il massimo possibile di obiettività, facoltà che talvolta purtroppo gli sfugge, il suo parere finale in tutto questo, pur tenuto celato come solo a lui può riuscire, non risulta mai netto e ben definito neppure a se stesso.

I ragazzi, quando stanno là dentro, in quella solita saletta del bar che frequentano quasi ogni giorno, riescono comunque a non essere mai apatici, anche se in testa non hanno generalmente molte idee. Lui spesso li osserva con insistenza quando parlano, quindi riflette, e qualche volta teme addirittura di essere preso per uno un po’ troppo triste, forse perché appare sempre distante dagli altri, come a rincorrere pensieri divergenti. Si sforza costantemente di essere diverso dall’idea che i suoi amici in certi casi si possono fare di lui, ma non gli risulta per niente una cosa facile.

Proprio per questo, durante un certo periodo, evita addirittura di farsi vedere là dentro. Resta a casa per diversi pomeriggi dopo la scuola, e cerca così di comprendere che cosa voglia davvero, anche se intanto studia qualcosa, si prepara per affrontare delle difficoltà di cui teme, pur non sapendo neppure lui cosa siano. Un paio dei ragazzi dopo due settimane va persino a trovarlo, e così lui li fa entrare per sistemarsi insieme a loro nella sua cameretta, a parlare senza troppo impegno e ad ascoltare un po’ della sua musica, anche se  in aria c’è un vago imbarazzo, considerato che nessuno di loro riesce a dire davvero ciò che gli passa dentro la testa.

Ma lui di punto in bianco inizia a descrivere un sogno, e gli amici volentieri lo ascoltano. Mentre parla abbassa il volume della musica stereo, poi si alza in piedi, inizia a gesticolare leggermente anche se con lentezza, cercando come di descrivere in aria, con le mani e con le braccia, quelle stesse proprie parole che dice. Inventa, si lascia anche andare, gonfia le frasi, farnetica quasi, tanto che i ragazzi risultano addirittura impressionati dalle sue capacità fino ad allora ignorate, doti che forse neppure lui immaginava davvero di possedere.

Quando se ne vanno, d’improvviso a lui pare di essere pienamente soddisfatto di sé. Non sa di preciso neppure che cosa abbia detto, ma sa che lo ha fatto bene, che ha espresso qualcosa che teneva in serbo da tempo, e sa che probabilmente ha persino convinto i ragazzi di qualcosa che forse non saprebbe neppure descrivere. Il giorno seguente torna nel solito locale dove si vedono tutti, ed improvvisamente gli altri si fermano, gli lasciano spazio, attendono in silenzio, come ha già fatto, che tiri fuori ancora le sue cose da dire e da spiegare. Lui si siede, con calma, prendendo tempo. Poi dice sottovoce semplicemente che gli dispiace: che loro sono i suoi amici, è vero, quelli ai quali vuol bene. Ma non si devono attendere molto da lui: sono uno come tutti, spiega; nient’altro.

Bruno Magnolfi

Lenta costruzione di uno come tutti.ultima modifica: 2015-10-12T20:53:29+02:00da magnonove
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