31 agosto 2009 – Superato l’ostacolo

31 agosto 2009 – Superato l’ostacolo

Quando la donna arrivò nel suo ufficio, era talmente presto rispetto all’orario di lavoro normale, che in tutto quel piano della sua azienda non c’era ancora nessuno. Non era quasi riuscita a dormire la notte appena trascorsa, e aveva deciso di alzarsi dal letto quando si era oramai resa conto che era inutile ogni tentativo ulteriore di prendere sonno. Nel suo ufficio erano in quattro, ma solo lei aveva ricevuto la lettera dalla Direzione Generale. “Cassa integrazione”, era il verdetto di quel periodo di crisi di cui si parlava già da tempo nei corridoi, e gli impiegati colpiti da questo provvedimento erano trenta, sparsi tra tutti i settori. Perché proprio lei, si era chiesta: forse avevano estratto il suo nome, come quelli degli altri, scegliendolo a caso, senza soffermarsi a valutare bene qualità e capacità di ogni singolo lavoratore. Questa era una spiegazione, pur poco probabile. Oppure c’era qualcosa che non andava nel suo lavoro, nel suo comportamento, nei rapporti con gli altri, nell’impegno che impiegava in ciò che faceva, nei risultati che riusciva a raggiungere: però anche questo era inspiegabile, ci doveva essere qualcosa che a lei sfuggiva del tutto. Ne aveva già parlato con il suo capoufficio, gli aveva chiesto un chiarimento per quella manovra, ma lui era stato fumoso, forse un po’ ambiguo, dimostrandosi dispiaciuto e sorpreso, ma lei ripensandoci non era rimasta convinta per niente: non era possibile che la Direzione non ne avesse chiesto il parere, non l’avesse informato in precedenza delle risoluzioni da adottare, e anche se non dipendeva del tutto da lui, per forza il suo ruolo doveva essere stato coinvolto. Una cosa era certa: lei doveva sapere. Si era sempre reputata la più solerte e impegnata nel suo lavoro, almeno rispetto ai colleghi con cui divideva l’ufficio, le pareva perfino impossibile che l’azienda rinunciasse da subito e per sei mesi alla sua collaborazione. Di peggio c’era che dopo questa lettera già ricevuta, si ventilava la possibilità di una ulteriore comunicazione, con la quale le stesse trenta persone sarebbero state spostate direttamente in mobilità, e questo spauracchio faceva montare l’angoscia. Ma al di là della perdita di un lavoro che lei svolgeva da quasi quattordici anni, c’era l’amarezza profonda di non riuscire a trovare una spiegazione esaustiva di quanto andava accadendo. Perciò si era ripromessa di affrontare di nuovo, con determinazione ulteriore, quel suo capoufficio tanto sfuggente, e di chiedere a lui tutto ciò di cui era a conoscenza intorno al suo caso. La sua stanza rimaneva in fondo a quel corridoio, e in genere lui entrava al lavoro tra i primi. Lei, da quando era arrivata, non perdeva d’occhio il suo ufficio, pronta ad alzarsi dalla scrivania e andare da lui appena fosse arrivato. Ma i minuti quel mattino passavano e lei si sentiva sempre più nervosa e agitata. Entrarono al lavoro altri impiegati, una collega anche nella sua stanza, e alla fine, eccolo: il capoufficio era arrivato. Aveva appena aperto la porta per entrare dentro al suo ufficio che lei alle sue spalle aveva già detto: “buongiorno”, proprio per affrontarlo senza mezze misure. Ma quando lui lentamente si era girato e aveva risposto a sua volta: “buongiorno”, con un’espressione seria e serena, lei aveva perso in un attimo il senso di tutte le cose che era andata fino lì a chiedere, e dopo una pausa, riuscì a dire soltanto: “Oggi è il mio ultimo giorno lavorativo, volevo solo ringraziarla per quello che in tutti questi anni lei ha fatto per me…”.

Bruno Magnolfi

31 agosto 2009 – Superato l’ostacoloultima modifica: 2009-08-31T17:31:34+02:00da magnonove
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3 pensieri su “31 agosto 2009 – Superato l’ostacolo

  1. Nella contemporaneità in cui siamo tutti inseriti, il lavoro è diventato uno strumento essenziale per raggiungere livelli di coesione dell’identità, soddisfazione e integrazione sociale. La perdita di un posto di lavoro, mina notevolmente la propria auto stima.. Il racconto del 30, descrive lo stato d’animo di una donna che pur avendo assolto in piena efficenza il proprio lavoro viene licenziata..L’azienda è fumosa nel giustificare le motivazioni che hanno determinato il suo licenziamento..ma lei non insisterà nel capirle…
    Le vere motivazioni del suo licenziamento..lei le lascerà lì, in quelle mura, metre lei sarà oltrove, oltre..e forse oltre, lei l’ho è sempre stata!

  2. Esistono vere e proprie strategie aziendali , che favoriscono il “mobbing, dall’emarginazione, alla diffusione di maldicenza, all’assegnazione di compiti gravosi e insostenibili da parte del lavoratore, sino ad arrivare al sabotaggio del lavoro ..non spiegare le motivazioni chiare del licenziamento, da pate del capo ufficio nei confronti della lavoratrice, è una prova evidente che è stata messa in atto una strategia atta a creare disagio e frustrazione..nella vittima designata. Spesso si crea il vuoto intorno, si emargina il lavoratore e poi si offrono cifre considerevoli per far si che sia la stessa vittima a scegliere di andar via, perchè stremata, e ormai demotivata..io nè sò qualcosa..a me è successa la stessa e identica cosa. Spesso tutto questo è determinato dalla gelosia di un capo o dal capriccio di un/una collega, amico o amica di uno dei capi, e senza rendersene conto si commettono violenze psicologiche inaudite..Inutile dire che nessun lavoratore è tutelato contro il Mobbing” una paola che si pronuncia ancor oggi sottovoce, e chi l’ha subito preferisce non parlarne, io l’ho fatto oggi qui, e ve ne sono grata.

  3. Agnese sei andata sicuramente oltre quell’esperienza, prova nè è che sei riuscita a raccontarla, ed è questa la cosa più importante. Non permettiamo a nessuno di farci perdere la fiducia in noi stessi, quello che ti è capitato è sicuramente grave, ma credo che sia stato fondamentale il momento in cui ti sei sentita oltre tutta quella barriera di sfiducia che ti era stata costruita intorno.Superato l’ostacolo credo che parli di questo.

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