Assolutamente sereno.

 

Generalmente, insieme alla custodia rigida della mia tromba Getzen, infilo sempre anche un paio di sordine a me congeniali dentro alla solita sacca morbida con gli spallacci, una specie di zaino profondo, che una volta ben chiuso mi sistemo simmetricamente dietro le spalle, perché in questa maniera posso inforcare agevolmente la mia bicicletta per andare poi dove voglio. Sto bene quando giro per la città in questo modo, mi sento completo, e provo la sensazione di potermi fermare in qualsiasi luogo desideri, e se mi va di iniziare a suonare in qualsiasi posto il mio strumento, fosse pure sotto un qualsiasi lampione acceso in certe serate nebbiose. Col mio quartetto di jazz tendo a distendere molto ogni nota prodotta attenuata dalla sordina, e a procedere sempre in avanti per semplici semitoni, restando spesso all’interno di un’unica ottava, come se la mia fosse un’operazione di scavo, di ricerca del timbro e del suono più adatti al momento. Procedo normalmente su scale modali, ma spesso rompo gli schemi e vado oltre, fino allo smarrimento completo di qualsiasi tonalità. Il basso e la batteria sorreggono e sottolineano i tempi e i movimenti delle linee melodiche, ed il sassofono soprano intreccia con me degli aspri percorsi sonori, muovendosi quasi sempre su di un registro più alto.

Ascolto molto le registrazioni dei grandi che portano avanti questo tipo di musica, e mi pongo sempre alla ricerca di uno stile che sia il più personale possibile, qualcosa che non venga scambiato facilmente con altro, in maniera da sentirmi sempre sulla mia strada. Ho studiato molto, ed oltre la laurea in musicologia ho seguito dei corsi specifici di jazz e di tromba, strumento a cui mi sono appassionato fin da ragazzo, tanto che alla fine mi sento bene quando suono, convinto nel mio sviluppare le idee musicali che porto avanti. Sono più adulto degli altri componenti della formazione di cui faccio parte, ormai ho quasi trent’anni, però mi trovo perfettamente a mio agio con loro, anche se il mio mestiere di insegnante di musica presso la scuola media, mi porta certe volte a considerare gli altri del gruppo come fossero i ragazzini di qualcuna delle mie classi. Ho avuto un istinto di repulsione quando Lorenzo, il batterista, ha proposto di far entrare nel nostro quartetto una pianista di musica classica interessata a nuove forme di musica. Però, subito dopo, la curiosità e la ricerca di altre sonorità, mi ha portato a mostrarmi in accordo sia con lui che con gli altri. La paura, naturalmente, è quella di trovarmi meno libero nelle mie improvvisazioni, di dover seguire delle regole armoniche più rigide, e lasciare al pianoforte degli spazi sonori molto ampi, anche se la voglia di provare a fare musica in cinque, ha subito prevalso sul resto.

I pezzi che suoniamo li abbiamo messi assieme poco per volta, elaborando alcune frasi melodiche, dei ritmi, certe scale armoniche e delle strutture che si sono rivelate a noi in corso d’opera, mentre le stavamo suonando, convincendoci a prenderne nota e a seguirne ogni sviluppo. Non so cosa possa accadere inserendo un pianoforte nel nostro organico: tanto più che la tastierista che verrà a provare con noi proviene da studi classici, non ha mai neppure suonato con una formazione come la nostra, e poi non sa quasi niente di jazz. Ma questo rende soltanto l’esperienza ancora più interessante. Sono sicuro che potremo persino fare delle cose molto diverse da quelle a cui noi quattro siamo ormai abituati, grazie all’influsso di una nuova sonorità così completa; ma se le cose riescono davvero a procedere, e i risultati sono pronti a dimostrarsi come un vero progresso delle nostre esperienze, lo vedremo solo con l’andare del tempo durante le prove.

Ho già suonato qualche volta in precedenza con un pianista e anche con musicisti diversi da questi ragazzi, e le cose non sono state mai molto proficue. Però adesso avverto all’interno del nostro gruppo attuale l’entusiasmo di accogliere questa nuova componente con il suo bel piano elettrico, e devo dire che ormai dobbiamo soltanto tentare. Resta il fatto che trovo normale variare gli organici delle formazioni di cui faccio parte, anche se per nessuna ragione vorrei perdere l’affiatamento e l’intesa che abbiamo raggiunto con questo gruppo. Però sicuramente quella di adesso sarà per tutti noi una nuova avventura, ed un nuovo piccolo tassello anche della mia personale esperienza, tanto più che con queste premesse, oltre ogni perplessità, anche riguardando ogni tanto la mia tromba fedele, mi sento assolutamente sereno.

Bruno Magnolfi

Assolutamente sereno.ultima modifica: 2021-10-04T16:02:19+02:00da magnonove
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