Qualcuno mi è vicino.

 

“Non sono solo”, dico certe volte allo specchio della mia camera con voce alta, tanto per rendermi conto se lui oggi avesse voglia di rispondermi. E quello, quando lo fa, inizia sempre col parlarmi sottovoce usando delle parole a me sconosciute, costringendomi a cercare di comprendere cosa voglia intendere con quello strano dialetto per me incomprensibile. Gli ho anche chiesto più di una volta di esprimersi in altra maniera, con un linguaggio a me un po’ più chiaro, o se non altro di parlare più lentamente, scandire bene ogni parola e lasciarmi capire che cosa vogliano dire quei fonemi confusi. Ma nulla, non è mai possibile comprendere un accidenti, e la mia stessa immagine, di fronte ai miei occhi, prosegue a parlare come gli pare, ed io sto qui a guardarmi specchiato dentro alla cornice, come se prima o dopo fosse possibile iniziare una vera e propria conversazione.

Poi, come ogni mattina, arriva una donna che abita poco lontano da qui, e si trattiene come sempre per un paio d’ore, giusto il tempo di aiutarmi nelle faccende domestiche; ma è scorbutica e scostante, ed io con lei non parlo, anzi, quando sento la sua chiave che gira nella porta, vado subito a rinchiudermi nel salottino, ad occuparmi di qualcosa, e lei mi lascia in pace, senza venire a dirmi niente se non lo stretto necessario. Non la reputo neppure una persona con la quale volentieri scambiare delle opinioni, o perlomeno non mi sembra che una donna del genere sia il tipo di compagnia di cui un uomo di una certa età, proprio come sono io, possa avere bisogno. Per cui la mia solitudine, comunque sia, resta invariata, anche se lei è presente nell’altra stanza a sistemare le cose dell’appartamento. Per questo, quando quella donna finalmente se ne va, sbattendo anche la porta alle sue spalle certe volte, torno immediatamente a tentare un dialogo con il mio specchio. E’ l’unico che può realmente darmi il senso di una presenza in casa, ed anche se ancora non ne capisco il linguaggio, ugualmente mi piace il suo modo di esprimersi.

“Dobbiamo trovare un modo per dirci le cose”, gli fo con un atteggiamento remissivo, come quello di chi sa sopportare una situazione non esattamente favorevole. Lui so che è lì, dentro lo specchio, e probabilmente mi guarda anche quando sono di spalle, e soppesa sicuramente ogni atteggiamento che assumo, ed anche ogni mia espressione, come dovesse quasi prendere delle decisioni importanti che in qualche maniera mi riguardano. Ed io attendo, so essere paziente in casi come questo, e immagino che da un attimo all’altro possa iniziare a sproloquiare in quella sua maniera indecifrabile che in certi momenti mi fa proprio impazzire. Invece stamani niente. Non parla, non fa sentire in nessun modo la sua voce, ed anche se gli pongo delle domande dirette, lui non risponde, come non avesse neppure la facoltà di parlare. In questo modo è chiaro che io improvvisamente mi ritrovi in una condizione oltremodo difficile.

Certo, non sono propriamente in completa solitudine, so che lui c’è come sempre dentro allo specchio, ma è come se non ci fosse, perché non dice niente, non si fa sentire, non si esprime, e se io guardo nello specchio vedo solamente la mia immagine e nient’altro. Perciò chiamo al telefono la donna che viene tutti i giorni a casa mia, e la prego di tornare un momento per risolvere una questione della massima importanza, e lei infatti si precipita, anche perché abita proprio qua vicino, ed io così le chiedo subito se per caso abbia notato qualcosa di particolare stamattina nel mio specchio che tengo appeso nel corridoio. La donna mi guarda, poi osserva a lungo lo specchio come dovesse risolvere un enigma di difficile soluzione, ed infine dice che secondo il suo parere non è cambiato niente in quello specchio, ma trova qualcosa di diverso nel mio comportamento.

Mi meraviglio, guardo le mie mani, le pantofole che indosso, guardo ancora la mia faccia riflessa nella grande specchiera appesa, e non trovo proprio niente di strano in ciò che vedo, anche se lei sorride, registra facilmente il mio imbarazzo, la mia curiosità nel riuscire a comprendere che cosa ci possa essere in me di differente rispetto ad ogni altra volta. “Si sente solo, ecco tutto”, mi dice all’improvviso. “E non le basta più fingere che ci sia qualcuno dentro allo specchio pronto a risponderle, per immaginare di essere davvero in questa casa insieme ad una vera persona”.

Bruno Magnolfi

Qualcuno mi è vicino.ultima modifica: 2020-12-27T20:11:54+01:00da magnonove
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