Indignazione giustificata.

 

Le scarpe dell’uomo seduto sul legno ben stagionato di una panchina dei giardinetti cittadini, appaiono immediatamente di buona qualità, praticamente quasi nuove, di sicuro ben pulite, e soprattutto indossate con la stessa indifferenza tipica di chi potrebbe riuscire a camminare a piedi nudi su di una levigata spiaggia marina dimenticandosi di avere delle gambe e dei piedi sotto al proprio corpo deambulante. Che poi lo stesso tenga tra le mani un quotidiano di grande formato che continua a sfogliare leggiucchiando qualcosa tra i titoli e gli articoli, è un elemento quasi secondario, così come il fatto che la sua giacca piuttosto elegante sia di un colore assolutamente appropriato al luogo, alla luce solare oggi assolutamente calda in questa tarda mattinata, alla pettinatura dei capelli ampiamente brizzolati, ed ai calzini che occhieggiano oltre l’orlo dei pantaloni ben stirati, sembra quasi superfluo, perché la cosa essenziale che si nota di lui è che le sue calzature sono assolutamente adeguate a tutto l’insieme. Certo è che sentirsi un buon paio di scarpe ai piedi è anche quasi sinonimo di voglia di camminare, ma l’uomo invece resta lì, quasi fermo sopra quella panchina, indifferente al fatto che in tutta la zona ci siano dei larghi marciapiedi, ed anche circondati da tanti bei negozi con le loro vetrine assolutamente da ammirare.

Quando poi giunge la signora col suo cagnolino, con ogni probabilità una vedova, o una separata brillante e ancora in forze, naturalmente non sembra che le cose siano capaci con facilità di escogitare un rapido accordo interpersonale, considerato soprattutto che questo tipo di animaletto con cui lei al momento si accompagna, tende per sua natura ad annusare immediatamente le scarpe di chi si trova vicino, se non addirittura usarle come angolo da prendere di mira per qualcosa di peggio. Ma fortunatamente non è questo il caso in questione, e la signora, una volta debolmente ricambiato il saluto dell’uomo che fa riemergere come dall’acqua lo sguardo da sopra quella sua carta stampata, mostra di volersi accomodare senza tentennamenti dalla parte più libera proprio di quella panchina, tralasciando ogni indugio riguardante l’indole della sua bestia al guinzaglio, ma registrando, senza assolutamente mostrare alcuna curiosità, da persona sicuramente sensibile ed attenta a certi dettagli, la buona presenza della persona accanto a cui sta per sedersi.

Il volpino color miele dal pelo lucido, in fondo ad una sottile cinghia di pelle rossa, pare in questo momento esatto del tutto indifferente alla compagnia scelta per trascorrere la prossima mezz’ora, ma con un piccolo guaito incoraggiante verso chi ne osserva le intenzioni, si lascia subito prendere in collo dalla sua padrona, preferendo di gran lunga il suo caldo abbraccio alla ghiaia spigolosa del vialetto. “Buongiorno”, replica infine l’uomo indirizzando adesso scherzosamente il proprio saluto proprio all’animale, e la signora, con un sorriso breve e assolutamente compiacente, dice subito, a giustificazione del proprio comportamento, che è piuttosto stanco il suo Duffy, in quanto “ha già ormai trotterellato persino troppo per questa passeggiata giornaliera”. “Deve essere giovane, però”, dice allora l’uomo tanto per allungare i complimenti all’animale pur dandogli implicitamente del viziato. “Non creda”, fa invece la donna; “ha già passato ormai i sei anni”, tirando un sospiro come se tutte le colpe del mondo fossero da addebitare al tempo che passa, il quale probabilmente trascorre troppo in fretta, secondo il suo parere.

Infine l’uomo si alza, forse addirittura con un sottile dispiacere, considerato tutto, anche se certo non vorrebbe adesso vedersi costretto ad intavolare un vero dialogo sul tempo, sui cani, o sui giovani d’oggi, e poi con una signora dello stampo di quella che si è ritrovato vicino stamattina. Per lasciare un saluto, con un dito tocca per un attimo la fronte del cagnolino, lasciandosi rapidamente leccare dall’animale, poi dice che deve proprio sbrigare qualche commissione, ma quando ripiega il giornale e lo ripone in una tasca della giacca impeccabile, si accorge all’improvviso che la stringa della sua scarpa sinistra è indubbiamente slegata, e questo forse gli provoca un forte risentimento, anche se subito, con completa indifferenza, porge un saluto appropriato anche alla signora, e quindi si incammina, serio ma senza apparire indignato, anche se risoluto, nonostante tutto.

Bruno Magnolfi

Indignazione giustificata.ultima modifica: 2020-12-18T20:10:24+01:00da magnonove
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