Angoli ottusi.

 

Puoi prendere di corsa lungo il marciapiede, così lasciando dietro di te almeno coloro che proseguono ad affollare la via principale in questa fine mattinata, mentre fino ad un attimo prima anche tu naturalmente camminavi con calma insieme a tutti gli altri, come loro fermandoti ogni tanto davanti alle vetrine di questo quartiere, per poi adesso sparire in un attimo nell’inseguire chissà cosa, e svoltare con determinazione al primo angolo di strada che trovi, proseguendo ancora di furia, fino a ritrovarti finalmente da solo. Ti avranno osservato con curiosità per cercare di comprendere che cosa ti stia passando dentro la testa, ma dopo un attimo ognuno sarà tornato sicuramente ai suoi pensieri e alle proprie occupazioni. Tu sei attraversato da una scarica adrenalinica che forse non ti permette neppure di controllare le tue azioni, e quando infine ti fermi ansimando, non sai neanche dire che cosa di preciso ti sia accaduto in questi ultimi minuti.

Lo so, lo sanno tutti, che non sei una persona troppo sociale, che forse ti diverti a calcare le differenze con gli altri, e che le tue scelte dimostrano ogni volta la tua necessità, come dire, di meravigliare. Per questo ti senti perennemente in fuga, e fingi con te stesso di esserlo continuamente, in qualche maniera, anche se alla fine non fai molte cose differenti da coloro che ti conoscono. Se ti paragoni a qualcuno trovi immediatamente delle differenze a tuo parere abissali che ti allontanano da ogni accostamento. Non frequenti dei veri e propri amici, soltanto dei ragazzoni della tua stessa età che ti salutano senza alcuna enfasi quando arrivi anche tu davanti al loro solito ritrovo. Ti siedi, abbassi lo sguardo, ascolti l’argomento che gli altri portano avanti, ma senza mai intervenire. Ti potrebbero dare un soprannome, se volessero; qualcosa che faccia perno sulla tua maniera di startene da solo anche quando sei insieme a tutti.

Quindi arriva lei, ti guarda per un attimo, poi si piazza seduta a sei o sette metri da te, anche se subito sprofonda nel consultare qualcosa sullo schermo del suo telefono. Non è una che parla, che scambia facilmente le proprie opinioni con gli altri, e questo aspetto ovviamente te la fa subito sentire vicina. Allora ti alzi, vai via senza dire niente a nessuno, ma torni dopo un momento, ti sistemi ancora lontano da lei, non la guardi neanche una volta, ma sai perfettamente che è lì, dietro di te, e continua a guardare il suo stupido telefono. Vorresti prendere di corsa ed andartene, ma adesso non puoi farlo, devi trovare un sistema per scambiare qualche parola con lei, per sentire la voce che ha, le parole che usa, gli argomenti che trova. Però se ne va, saluta sottovoce un ragazzo o due, mette via il suo telefono e poi sparisce, come se non ci fosse mai stata.

Non ha importanza, non ha alcuna importanza, continui a ripeterti. Sorridi a te stesso come se stessi parlando davanti a qualcuno, attendi ancora qualche minuto, senti che non c’è nulla là attorno che possa interessarti minimamente, e allora vai via, lontano, senza neppure guardarti attorno. Ma appena fuori la trovi lì, davanti a te, mentre subito abbassa lo sguardo, cammina lentamente senza sapere dov’è che sta andando, mostra completa indifferenza rispetto a chi si trova di fronte, ma sei tu che sei lì, ed allora dici: “forse”, con voce comprensibile, senza sapere se attaccarci una frase a questa parola, oppure no. Lei ti concede uno sguardo, tu insisti e adesso dici: “chissà”, ma le tue sillabe sembrano cadere nel vuoto, non c’è nessuno a raccoglierle, non avranno mai alcun futuro e neppure una sponda a cui attraccare un solo momento. Non dici altro, la superi, poi inizi a correre, fino ad arrivare il più velocemente possibile al prossimo angolo.

Bruno Magnolfi

Angoli ottusi.ultima modifica: 2020-08-04T20:18:29+02:00da magnonove
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