Fuori posto.

 

“Ora basta”, fa lui, mentre sistema all’attaccapanni il giubbotto bagnato che si è appena tolto di dosso. Lei è rientrata a casa con l’ombrello già da un’oretta, si è sdraiata rapidamente sul divano del loro salotto, con una striscia di carta inumidita sopra la fronte, cercando di ripensare con calma a tutte quelle cose che in questo periodo le sembrano proprio andare malissimo, e quindi ha atteso quasi con rassegnazione il ritorno di suo marito. “Lavorare non può essere una sofferenza”, le fa lui adesso, senza girare attorno all’argomento. A lei non piace farsi vedere così da suo marito, e non vorrebbe provocare in lui alcuna reazione, anche se le viene già da piangere, trattenendosi e nascondendo il viso in qualche modo; però osserva il soffitto della stanza, poi volge lo sguardo sugli oggetti della loro casa, e infine, come fa sempre, dice soltanto che tra poco le passerà qualsiasi malessere, e che non deve stare a preoccuparsi. Lei lavora tutto il giorno presso un negozio che produce e vende vari formati di pasta fresca, e mentre la proprietaria sta dietro al bancone, lei, con una collega molto giovane, lavora sul retro, preoccupandosi soltanto degli impasti, dei macchinari, del confezionamento dei prodotti, e di tutto quello che serve per quell’attività. Gli affari vanno bene, ma per quanto lei possa impegnarsi a fondo in quel suo mestiere che svolge ormai da anni, per la titolare non è mai sufficiente, e per ogni ritardo pur piccolo, o per qualsiasi distrazione senza importanza, o per qualsiasi altra sciocchezza possa capitare, è sempre pronta ad attaccarla in malo modo, salvando sempre l’altra soltanto perché è una sua nipote. Già qualche volta lei ha pensato perciò di licenziarsi, ma con il mutuo della casa da pagare non è poi così facile, perciò cerca di resistere, almeno fino a quando le riesce.

Suo marito ha già tentato, almeno in un paio di occasioni, di parlare con la proprietaria dell’esercizio, anche se lei non avrebbe proprio voluto, presentandosi al negozio nell’ora di chiusura e spiegando con maniere il più possibile tranquille, che sua moglie è una persona brava, e che sta cercando di dare il meglio di quanto le sia possibile in quell’attività; ma la vecchia ha mostrato persino a lui il proprio brutto carattere, addirittura sorridendo mentre ascoltava le sue parole, come se tutto ciò che lui si stava sforzando di chiarire, fosse stato da prendere persino poco sul serio, tanto che alla fine, come c’era da aspettarsi, non ha mostrato di cambiare neppure di una virgola il suo atteggiamento decisamente ostile. Allora lui a sua moglie le ha fatto rimettere domanda in altre realtà cittadine di quel genere, compresi un paio di supermercati dove secondo lui avrebbe potuto adattarsi a svolgere attività similari, ma nessuno fino a questo momento le ha mai dato risposta positiva. Lui non riesce per nulla a digerire una cosa di quel genere, e qualche volta, dei malesseri a cui è costretto ad assistere quando torna a casa la sera, quasi ne addossa la colpa proprio a lei, a quel suo carattere secondo il suo parere troppo remissivo, a quell’incapacità, per lui del tutto assurda, di accettare nel silenzio più completo qualsiasi rimprovero le arrivi da una persona proprio come quella vecchia.

Sua moglie lo ascolta ogni volta senza guardarlo, e come sempre non gli risponde niente, neppure a lui, e si rinchiude però sempre di più in se stessa, come non vedesse davanti ai propri occhi una vera via d’uscita da quella situazione. Poi però stasera, all’improvviso, si alza dal divano, si toglie quella carta umida sopra la sua fronte, riprende con calma il suo soprabito e anche l’ombrello appoggiato in un angolo all’ingresso, e senza dare spiegazioni torna ad uscire fuori per proprio conto; e poi si mette a camminare, semplicemente lungo la strada di quel suo quartiere, come se oramai non ci fosse più altro vero spazio per lei, in cui poter sentirsi a posto.

Bruno Magnolfi

Fuori posto.ultima modifica: 2020-03-08T20:44:48+01:00da magnonove
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