Tempi correnti.

 

Fuori si trovano facilmente delle miriadi di difficoltà da affrontare. Possiamo fingerci indifferenti per qualche tempo, possiamo ignorare quello che ci sembra più ostico, addirittura immaginarci di essere esenti da alcuni di questi problemi che spesso si parano davanti, ma ad un certo punto, poi, dobbiamo scegliere. Sonja si siede da sola come sempre nel piccolo ufficio sul retro del circolo culturale, fissa qualcosa sulla parete di fronte a sé, ed immagina, come molte volte le capita, che tutto rapidamente si stia trasformando, e lei, insieme ai suoi collaboratori, sia chiamata a comprendere forse prima di altri verso dove vadano effettivamente le cose, e quale sia il vero cambiamento in atto in questo momento. Lei si è sempre guardata attorno, ha cercato di ascoltare chiunque, si è messa nella condizione di recepire rapidamente ogni più piccolo utile suggerimento anche involontario, ma la sua difficoltà è rimasta comunque la medesima, e ancora perciò si domanda che cosa possa fare davvero per opporsi a questo presente così sfavorevole.

Resta piuttosto faticoso convincersi di avere sbagliato in certi casi, di aver interpretato in una maniera scorretta proprio quello che stava avvenendo, e di essere rimasti imbrigliati all’interno di in una realtà che non avevamo per niente considerato, quasi dichiarandoci incapaci di aver saputo leggere proprio quello che era sotto gli occhi di tutti, quasi come degli umili sciocchi, come dei superficiali. Così lei va avanti, a volte quasi per una sorta di inerzia, o anche per abitudine, nonostante adesso avverta la mancanza di quell’entusiasmo del quale ora più che mai avrebbe forte necessità. Poi, all’improvviso, si accorge che cultura è una parola molto ampia, piena di risvolti, e di lati più in ombra, di falsi piani, a cui sottostanno sempre altre cose, ed allora immagina un dibattito in cui affrontare il tema della riformulazione del termine, ed inizia perciò ad approntare un elenco di possibilità che metta insieme tutto quanto risulti in qualche modo possibile, un ventaglio di tante diverse occasioni.

Non è il libro, non è la parola scritta, non è qualcuno che sappia già tutto rivolto alla fronte di chi non sa niente, non è un filo che lega gli aspetti più diversi ad una stessa matrice, non è neppure un luogo in cui identificarsi una volta per tutte; sono le tante correnti del sentire comune che formano la cultura, e quindi va spostato il concetto, non più inglobando ulteriori aspetti, ma sostituendo il pensiero iniziale con qualcosa di maggiormente impalpabile, un elemento sfuggente che esiste e si trasforma con estrema facilità. Il “Victor Jara” indubbiamente è rimasto un po’ addietro, ora riesce a mostrare soltanto il lato nostalgico della visione, è necessario faccia un guizzo, un salto di qualità, affronti una svolta, qualcosa che vada di pari passo al cambiamento in atto nel tessuto sociale sia della città che della provincia.

Va aperto un tavolo di confronto su questi temi, pensa adesso Sonja, e stimolare chi desidera intervenire su tutte le problematiche di questo genere: si deve chiamare a raccolta chiunque in questo sforzo corale, tutti coloro che desiderano ridefinire anche i propri concetti, e trovare una sintesi larga, una vera soluzione ai tanti problemi, una nuova idea che sappia essere il più possibile all’altezza dei tempi correnti.

Bruno Magnolfi

Tempi correnti.ultima modifica: 2019-10-31T13:33:41+01:00da magnonove
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