Vicino al mare.

Il punto di osservazione, dall’alto della sua abitazione, è senz’altro invidiabile: da lì si vedono tantissime cose, ma soprattutto si tiene sott’occhio quasi interamente la strada centrale del centro abitato che, scorrendo proprio di fronte, degrada lentamente da lì fino al mare, costituendo generalmente la passeggiata quotidiana per quasi tutti i suoi compaesani. Lui, sul suo terrazzino di casa all’ultimo piano di quel caseggiato, osserva passare tutti quanti quasi ogni sera, certe volte sfoggiando addirittura un pesante binocolo nero a tracolla con il quale finge di interessarsi dei profili delle due isole che si stagliano lontano sul mare, sopra i tetti davanti, all’orizzonte, e che nei giorni di tramontana regalano effettivamente una vista meravigliosa con le loro verdi vallate di macchia mediterranea e di affascinanti  insenature di coste frastagliate, battute regolarmente, nei giorni di burrasca e di tempo avverso, dai venti e dai marosi.

Forse non c’è niente di realmente interessante da vedere, pensa lui mentre qualche volta sta lì, lasciando freddare il caffè dentro al suo solito bicchierino di vetro, sopra al tavolinetto che tiene accanto alla sedia. Eppure c’è un richiamo fortissimo in quella visuale pur sempre identica, come l’attendersi improvviso di una variazione sostanziale, per esempio, o l’accadere inaspettato di qualcosa lungo la strada, qualcosa però che non sa neanche lui. Osserva, riguarda la camminata lenta e particolare di qualche ragazza, riconosce poco per volta tutte le persone che scendono fino alla piazzetta sul mare per un sospiro di salsedine e che poi tornano su, verso di lui.

Le isole sul fondale di questo teatrino restano sempre identiche, a parte le giornate più o meno chiare, e spesso risultano come sorvolate da grandi nuvole vaporose, evidenti e arrossate la sera, su quel bellissimo tratto di mare al tramonto, scuro e increspato. Lui appoggia il binocolo agli occhi nella convinzione di assistere ad un avvistamento precedentemente sfuggito, qualcosa che forse valga la pena, una variazione importante di tutta l’immagine. Ma tutto invece si mostra identico, tanto che ultimamente non sa più come giustificare neppure con se stesso quella sua bramosia di uscire su quel terrazzino.

Ma stasera una donna si ferma lungo la strada, sembra quasi guardarlo, ma non si può essere del tutto sicuri. Infine lei alza una mano, con il suo binocolo lui adesso la vede benissimo, ne inquadra tutta la persona, e gli fa un gesto di saluto, sorride perfino, come se lui dovesse addirittura risponderle. Lui abbassa il binocolo, poi lo riposiziona sugli occhi: lei è sempre lì, come prima, la stessa espressione sul viso, la stessa maniera inedita di fargli capire che ha scoperto il suo vizio, sa cosa lui stia facendo. Conosce quella donna, è evidente, l’ha già vista altre volte camminare lungo la strada, ma non sa proprio chi sia realmente, e soprattutto perché abbia deciso così all’improvviso di salutarlo.

Rientra dalla terrazza fin nel suo appartamento, sente quasi il suo viso andargli in fiamme, beve un po’ d’acqua, non riesce a tornare al suo punto di osservazione, ma non può neppure starsene in casa senza fare niente. Decide di uscire, indossa la giacca, si precipita lungo le scale, raggiunge velocemente il portone, infine la strada, percorre un breve tratto di marciapiede, ma di quella donna non c’è già più niente, si è dissolta, forse un miraggio uguale al salmastro nelle serate di mareggiata. Affonda le mani dentro le tasche e infine si volta: lei è lì, con quel sorriso quasi stampato sopra la faccia. Volevo solo vedere se riuscivi ad uscire, gli dice; lui non sa cosa rispondere, fermo come si trova. Poi la prende delicatamente a braccetto e percorrono insieme la strada, fino sul mare.

Bruno Magnolfi

Vicino al mare.ultima modifica: 2013-12-16T21:29:33+01:00da magnonove
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