Differenti solitudini.

             

            Quel giorno non c’era anima viva sulle panchine dei soliti giardinetti, nonostante il pomeriggio fosse così invitante, luminoso, con una brezza leggera che faceva muovere le foglie degli alberi e rendeva tutto estremamente piacevole. Leo si era seduto, aveva scorso i titoli della prima pagina del quotidiano che si era portato fin lì ben riposto dentro a una tasca, poi si era lasciato come distrarre dai propri pensieri, dalla ghiaia chiara del vialetto e dai cespugli intorno, di colore verde brillante. Infine aveva alzato lo sguardo verso una lontana finestra spalancata inserita nel palazzo che gli restava proprio di fronte, subito oltre la strada.

            Si sentiva quasi spossato, senza nessuna particolare volontà, e invece sembrava proprio che qualcuno, quasi affacciato a quella finestra, stesse continuando ad osservare la sua debolezza: era un uomo, immobile, con le mani leggermente appoggiate sopra al davanzale, che continuava a star lì con gli occhi puntati proprio su lui, come se quella persona non avesse altro da fare se non starsene a guardare un uomo seduto, e non avesse proprio nient’altro di cui preoccuparsi. Leo aveva abbassato lo sguardo tornando a guardare la ghiaia ma tenendo quella finestra ai limiti del suo campo visivo, in modo da accorgersi se e quando quell’uomo si fosse stufato di quel rimanersene lì a curiosare. Aveva lasciato passare qualche minuto, geloso della propria riservatezza, del suo starsene solo, irritato dall’intransigenza con la quale qualcuno sembrava voler compromettere la sua solitudine, ma niente era cambiato.   

            Aveva pensato, giusto per svagarsi, a qualcosa di cui doveva occuparsi più tardi, prima di rientrare a casa sua, poi era tornato ad alzare la faccia verso quell’uomo, per una sorta di indagine, tanto per vedere fino a che punto poteva mai spingersi l’altro. Era stato allora, quasi d’istinto, che gli aveva fatto un cenno con una mano, qualcosa a mezzo tra un saluto e un gesto di sfida, come a mostrargli che ormai lo aveva scoperto, e che non era accettabile quella curiosità troppo accesa. Si era subito pentito, era evidente, non c’era alcun motivo per cui lasciarsi prendere dal nervosismo. L’altro invece in un attimo era sparito, proprio come si fosse vergognato di quello scrutare i comportamenti delle persone, ma dopo un po’ era tornato a farsi vedere, risistemandosi nella medesima posizione di prima.

            Leo lo aveva ignorato, in fondo ognuno poteva certo fare ciò che voleva, si era detto tra sé, così aveva riaperto di nuovo il giornale riprendendo a leggiucchiarne qualcosa ma senza troppo interesse. L’uomo era sempre al suo posto, come se non avesse niente di meglio da fare se non tenere d’occhio quel suo starsene lì, seduto su quella panchina, a godersi l’aria piacevole di quella bella giornata. Alla fine però Leo si era stufato, si era alzato e aveva ripiegato i fogli del giornale nella convinzione di andarsene da quei giardinetti, stanco di essere tenuto così sotto controllo. Ma l’uomo alla finestra, all’improvviso, non c’era più, e quindi Leo si era dovuto limitare a spostarsi solo di qualche metro, ammirare dei fiorellini in un’aiuola, fare due passi sulla ghiaia, per poi tornare a sedersi sulla medesima panchina dov’era poco prima. 

            L’uomo, dopo due o tre minuti, era tornato alla finestra, aveva appoggiato di nuovo le mani sopra al davanzale, aveva messo a fuoco la zona di giardinetto dove si trovava Leo, ed infine era rimasto lì, immobile, proprio come prima. Leo adesso si sentiva più indulgente verso quello sguardo sui suoi movimenti, anzi gli pareva in qualche modo rassicurante la presenza pur lontana di quell’uomo, così era rimasto fermo e seduto per almeno dieci minuti, lasciandosi ancora guardare e guardando a sua volta i cespugli dei giardinetti. Infine aveva consultato il suo orologio da polso e aveva deciso che era l’ora di tornarsene a casa, e quasi sorridendo dentro di sé aveva dato un’ultima occhiata all’uomo ancora fermo a quella finestra: doveva andare, pareva dicesse Leo a quella presenza, ma non c’era da preoccuparsi, sarebbe tornato il giorno seguente, all’incirca alla medesima ora, si sarebbe seduto sulla stessa panchina, e si sarebbe lasciato ancora osservare, in fondo non c’era niente di male, anzi, adesso gli pareva importante quello scambio silenzioso di sguardi, lui già ci contava, sicuro ormai di poter considerare, quella tra loro, quasi una nuova amicizia.  

            Bruno Magnolfi

Differenti solitudini.ultima modifica: 2011-06-26T21:10:35+02:00da magnonove
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