Accettazione passiva.

 

Quello grande mettiamolo più al centro, dice Cinzia con le braccia ancora ingombre di roba da sistemare. Quel salone è veramente ampio e spazioso, assolutamente all’altezza della magnifica villa dove lei abita con la sua famiglia, e la scelta di appoggiare semplicemente i semplici cartoncini dei ritratti e degli acquerelli sopra ai mobili bassi lungo le pareti, piuttosto che incorniciarli ed appenderli sui muri, a lei è sembrata fin dall’inizio la mossa vincente per quella specie di mostra a doppio nome, in margine ai festeggiamenti per il proprio sedicesimo compleanno. Non fare quella faccia, dice interpretando piuttosto bene i sentimenti di Francesco: se vuoi non diremo nemmeno che i disegni a matita qui esposti insieme ai miei acquerelli sono stati realizzati da te. Lui si guarda attorno, molti dubbi gli passano velocemente dentro la testa; ancora non ha conosciuto neppure il padre di Cinzia, che dalle mezze parole che circolano in giro sembra sia proprio una bella persona, mentre la mamma in quei pochi minuti in cui è stata con loro gli è sembrata sostanzialmente svagata ed indifferente agli stati d’animo in gioco per l’organizzazione di quella festa.

Franci, dice Cinzia elettrizzata da quanto stanno con fatica cercando di mettere assieme, io penso che sia buona l’idea di utilizzare una serie di piccoli faretti per illuminare i nostri lavori. Potremmo abbassare le luci generali ad un certo punto della serata, e mettere così in risalto tutti i disegni ed anche gli acquerelli. Va bene, fa lui, a me basta che nessuno riconosca troppo se stesso in qualcuno dei miei ritratti: sarebbe piuttosto imbarazzante, e poi anche difficile per me da spiegare, soprattutto per come ho cercato di utilizzare certe sottolineature, quasi delle insistenze, disegnando appositamente delle variazioni di segno per appesantire uno sguardo, o magari un’espressione, ma anche un modo di fare, o una semplice maniera di guardarsi intorno da parte di qualcuno che sicuramente ben mi conosce. In ogni caso è questa la mia ottica per guardare coloro da cui sono circondato, e questi risultati sono quelli che ho immaginato proprio per quelli che generalmente mi stanno più vicino.

Mi piace il tuo modo di vedere le cose e di disegnarle, fa lei; ed anche se sei un tipo taciturno sto volentieri con te, mi pare proprio di riuscire a non annoiarmi neppure per un attimo. Lui si sente quasi troppo osservato, e così volta la faccia da un’altra parte, come a nascondersi, fingendo interesse per qualche dettaglio, poi però arriva qualcuno ad interrompere quel momento. Buonasera, fa il padre di Cinzia, e con misura stringe la mano a Francesco.  Fa i complimenti ad ambedue, ma con garbo, scorrendo rapidamente quanto i due ragazzi hanno allestito, poi si congeda. È un industriale, un uomo di grande potere, subissato di impegni.

Tutto sembra praticamente messo a punto, Cinzia sembra soddisfatta delle sue scelte, così escono dal salone lasciando tutte le cose pronte per quel tardo pomeriggio, quando arriverà il servizio ristorante previsto, subito prima di tutti gli invitati. È stata una bella giornata Franci, dice ridendo, e forse sarei già contenta così, senza bisogno di altro. Francesco sorride, non ha neppure bisogno di dire niente per rinnovare quel senso di tortura a cui gli pare di essere sottoposto, considerando comunque che non avrebbe mai accettato di far parte di un evento del genere senza il supporto di una persona come sa esattamente essere lei.

Bruno Magnolfi

Accettazione passiva.ultima modifica: 2017-12-19T20:29:11+00:00da magnonove
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