Positive finzioni.

 

Quei suoi passi leggermente affrettati riescono ad essere sempre identici l’uno all’altro, così cadenzati e precisi da apparire del tutto indistinguibili tra loro. Il rumore delle scarpe sulle pietre del marciapiede per chi lo ascolta può forse apparire monotono, come una macchina che segna costantemente un ritmo invariabile dall’inizio alla fine, ma non si può proprio dirne niente di brutto, e forse lasciarsi accompagnare da questa specie di musica è come stare insieme ad un compagno fidato, come passeggiare con un conoscente a cui si concede volentieri il proprio braccio, e che cammina insieme con  noi, fedele e garbato, almeno fino a quando non decidiamo di fermarci e di terminare il nostro percorso. Ma se la camminata del primo mattino esprime un certo valore, quasi in sintonia con l’aria frizzante e la voglia di fare che spesso prende in quell’ora la testa e le mani, quella invece che si manifesta a fine mattinata ha un sapore completamente diverso, tanto da apparire del tutto imparagonabile all’altra.

Anna, le dicono a lei sorridendo quando arriva nel piccolo capannone ricavato nei fondi di una vecchia casa a tre piani: buongiorno. Le portano grande rispetto questi ragazzoni che lavorano nella carrozzeria, a cominciare dal capofficina che quando lei arriva ha già iniziato con grande fermezza ad indicare a tutti gli altri quali siano i lavori da affrontare subito e portare avanti per primi. Lei in generale mentre gli altri stanno cominciando le loro occupazioni entra nel suo piccolo ufficio, getta un’occhiata per focalizzare le urgenze, quindi si siede, e comincia subito ad esaminare le fatture, i conti ai clienti, i documenti di trasporto per  i materiali, le richieste alle assicurazioni, e poi tutte le altre carte che si accumulano ogni giorno sopra al piano della scrivania. Non le ci vuole molto a sistemare le cose, normalmente in due o tre ore fa tutto, ma le piace ad Anna lasciare tutto molto ordinato, rimettere tutti quei fogli una volta registrati nei contenitori sopra gli scaffali allineati alle sue spalle.

Un’ora prima di mezzogiorno è già il momento di andarsene, non ci vuole poi molto a tenere la contabilità di una piccola azienda artigiana, e in fondo Anna deve anche occuparsi della propria famiglia. Magari tutto fosse così semplice a casa sua come registrare dei nomi, delle date e dei numeri; ma lei è ottimista, le cose si aggiusteranno pensa, torneranno le risate e i momenti allegri anche in famiglia prima o dopo, e tutto sarà più leggero e piacevole. Poi, una volta sulla via del ritorno, Anna si ferma in un negozio poco lontano dove si vendono oggetti di cartoleria. Osserva un momento dalla vetrina se ci sono clienti, ma se all’interno non c’è proprio nessuno allora entra senz’altro, e si ferma a parlare per qualche minuto con Chiara, l’amica di vecchia data con la quale scambia spesso le proprie opinioni.

Quattro chiacchiere, qualche saluto, e poi via, verso la sua abitazione, dove ci sono le cose da rimettere a posto, preparare il pranzo a suo figlio che tra poco esce da scuola e mostrare come si può essere efficienti e positivi, valori che vorrebbe tanto trasmettergli. Ed anche se a volte non avrebbe voglia per niente di essere in questa maniera, si sforza, fino a far diventare quasi un’abitudine essere proprio così. Devo fingere, pensa certe volte: evidenziando quanto si può essere anche migliori di come si è; perché è sufficiente desiderarlo con tutte le forze, e far vedere che è facile, semplicemente a portata di mano.

Bruno Magnolfi

Positive finzioni.ultima modifica: 2017-09-28T21:10:59+00:00da magnonove
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