Ragazza per me.

 

Indubbiamente mi piacciono i suoi modi, quella maniera di sorridere, di apprezzare gli altri, la capacità di fare tutto senza mai eccedere in nulla. Quando poi le parlo, al contrario di ciò che vorrei, sono però soltanto capace di mettere in fila delle sciocchezze di cui mi pento appena un attimo più tardi, e per questo cerco subito di concentrarmi meglio sulle mie parole, anche se alla fine la cosa migliore che riesco a fare è rimanermene in silenzio. Mi fa piacere comunque anche soltanto guardarla, senza dire niente, anche se lo faccio quasi sempre di nascosto, senza che lei si accorga del mio interessamento.

Gli altri scherzano ai tavolini della gelateria all’aperto dove in questo periodo ci ritroviamo spesso al pomeriggio, anche se sembrano sempre tutti pronti ad andarsene da qualche altra parte, come se quello spazio fosse soltanto una rampa di lancio per chissà quale altro luogo. A me invece basta ci sia lei, il resto mi pare del tutto ininfluente. Così qualche giorno addietro ho deciso di parlarle da solo, chiamandola da una parte e dicendole le cose come stanno. Lei mi ha sorriso, ed alla fine ha detto soltanto che le fanno sempre piacere i complimenti. Non so che cosa abbia capito o che cosa non abbia proprio voluto comprendere, ma in ogni caso non mi sento per nulla soddisfatto né del mio comportamento né della sua risposta.

Così probabilmente continuerei anche soltanto con le mie maniere timide, i miei sguardi forse poco importanti, se non fosse che lei adesso sembra abbia deciso improvvisamente di non farsi più vedere alla gelateria. Perciò l’attendo con determinazione seduto come sempre a quei tavolini per tutto il pomeriggio, ed alla fine chiedo informazioni ad uno che pare sappia sempre tutto. Si è messa con uno che va spesso al bar del maneggio, dice lui, e mentre lo ascolto resto quasi pietrificato. Il giorno dopo naturalmente sono lì a guardare i cavalli e a sincerarmi della situazione, quando effettivamente arriva lei, finge subito di non vedermi e poi sparisce oltre la staccionata, dentro al corridoio delle stalle. Dopo un minuto le vado dietro e vedo subito però che c’è anche lui, un tizio che la tiene per i fianchi, e che adesso sembra discutere con una certa vivacità. La chiamo per nome, lei si volta, però mi saluta appena, così io mi avvicino ancora, poi prendo una spranga di legno appoggiata ad un angolo e subito li affronto, tutt’e due.

Un cavallo nitrisce innervosito, lui dice con le mani bene in vista che non c’è da preoccuparsi e che tutto praticamente è a posto, si può stare tranquilli. Per questo il primo colpo lo sferro proprio sui suoi bracci, e forse potrei anche continuare, ma poi mi giro verso di lei che probabilmente sta urlando qualche cosa, anche se io non sento niente. Mi abbatto sulla sua testa con un colpo di piatto proprio all’altezza della faccia, ma lei si abbassa all’improvviso e così riesce a schivare la legnata; poi senza pensarci scappa via. Mi volto immediatamente per rincorrerla, ma l’altro non so come mi è subito addosso, e con una mossa alle mie spalle gli riesce di gettarmi a terra, quindi mi toglie la spranga dalle mani, ed alla fine mi rifila un pugno nello stomaco che mi lascia senza fiato.

Adesso non mi faccio più vedere da nessuno: resto in casa tutto il giorno e cerco di cancellare poco per volta i fatti e soprattutto le espressioni di loro due, quando è stato il momento in cui mi hanno fatto buttare fuori dal personale del maneggio. Però ci sarà per me la possibilità di una rivincita, lo so per certo, e non mi farò certo sfuggire quel momento.

Bruno Magnolfi

Ragazza per me.ultima modifica: 2017-06-19T21:06:27+00:00da magnonove
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